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Totò Di Natale: la magia del numero 10 di provincia.
Totò Di Natale: la magia del numero 10 di provincia.

Sports Legends

Totò Di Natale: la magia del numero 10 di provincia.

Antonio Di Natale ha infranto record su record nel campionato italiano e lasciato nella memoria degli appassionati gol e giocate di rara bellezza. Tutte accumunate da una semplicità disarmante, ma che in realtà erano frutto di una tecnica e di una classe fuori dal comune.

Di Natale, col suo calcio, è entrato di diritto nella storia del gioco più amato dagli italiani. Ciò che lo ha contraddistinto è stato il suo attaccamento alla maglia, quella dell’Udinese, società modello per gestione e valorizzazione dei giocatori. 

Ha avuto anche alcune occasioni molto importanti. Quelle che vengono definite come il “treno che passa una sola volta nella vita”. Antonio, però, ha preferito non salire mai su quel treno. La priorità della sua carriera è sempre stata quella di lottare e difendere gli stessi colori, della stessa città.

Udine è divenuta la sua isola felice e lui ne è diventato una bandiera.

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I primi calci al pallone di Antonio Di Natale 

Antonio Di Natale nasce a Napoli, il 13 Ottobre 1977 e cresce nel quartiere della 219 di Pomigliano d’Arco. Cresce a pane e calcio, mostrando delle doti rilevanti sin da bambino. Se il suo nomignolo prende spunto da un mito di Napoli, Totò, il suo idolo, cosi come per tutti gli scugnizzi di Napoli, nemmeno a dirlo è uno solo: il Pibe de Oro, re Diego Armando Maradona che attrae tutte attenzioni del mondo su di sé, essendo il calciatore più forte del periodo.

Totò è piccolino, di bassa statura, proprio come il suo idolo, ma in campo diventa un gigante, dando prova della sua bravura tra i coetanei e i ragazzi più grandi. Tra le viuzze e le piazze del suo quartiere incanta amici e conoscenti segnando a raffica.

Si iscrive sin da piccolo alla scuola calcio del San Nicola del Castello di Cisterna, società sportiva affiliata all’Empoli Calcio, sotto la guida di Lorenzo Amato. Le doti di Antonio son fin troppo evidenti cosicché la rete di osservatori si mette subito in moto. A 13 anni arriva la prima occasione della sua vita: l’Empoli lo vuole nel suo settore giovanile.

Per Totò è un passo troppo grande. Abbandonare la famiglia e la sua terra d’origine non sarà affatto semplice. Dopo i primi mesi nella pianura del Valdarno, tra i colli del Chianti, decide di ritornare a casa. Troppo grande la nostalgia per rimanere in Toscana.

L’Empoli non demorde: il responsabile del settore giovanile Massimo Niccolini lo convince della bontà del progetto e per farlo sentire meno solo, lo affianca ad un altro ragazzo del settore giovanile, di qualche anno più grande, proveniente anch’egli da Pomigliano: un certo Vincenzo Montella, che lo sosterrà e gli farà da chioccia.

Le prime esperienze di Totò

Di Natale si convince e inizia a fare ciò che sa fare meglio: giocare a calcio, inanellando giocate d’alta scuola e reti a raffica. Nel biennio 1994-96, Antonio scala le gerarchie delle delle giovanili fino a giungere in prima squadra. Esordirà tra i professionisti il 26 gennaio 1997, a soli 19 anni, subentrando al 90° al posto di Carmine Esposito, nell’incontro giocato al Castellani tra l’Empoli e la Cremonese valevole per la 19esima giornata di campionato di Serie B.

In quella squadra allenata da Luciano Spalletti, che conquisterà la promozione in Serie A figurano giocatori del calibro di Luca Toni e Alessandro Birindelli

Quest’ultimo calcherà i palcoscenici della massima serie l’anno successivo con la maglia della Juventus, mentre per Luca e Totò, ritenuti ancora acerbi per palcoscenici d’élite, si apriranno porte di minor prestigio ma utili a formare caratteri e personalità indispensabili per la crescita futura.

In due anni viene girato all’Iperzola in serie C2, dove colleziona 33 presenze e 6 reti, al Varese, in quella che sarà per lui solo una breve parentesi di tre mesi e infine al Viareggio dove siglerà 12 reti in 25 presenze. Con l’esperienza accumulata, Totò Di Natale può far ritorno alla casa madre. 

La tappa fondamentale di Empoli per Di Natale

Di Natale ha fatto tesoro degli insegnamenti degli anni precedenti ed è pronto a conquistarsi un posto da protagonista con la maglia dei toscani in Serie B. Sotto la guida di Elio Gustinetti prima, e Silvio Baldini poi, sboccia fiorente tutto il suo potenziale: in tre stagioni realizza 31 gol, in particolare in quella del 2002 mette siglerà 16 reti in 38 gare, che gli permettono anche di guadagnarsi la prima chiamata in Nazionale

Di Natale è glaciale sotto porta, parte ala sinistra ma può spaziare sul fronte d’attacco anche come regista offensivo, mostrando giocate di altissimo spessore. Il suo contributo diventa così rilevante nella cavalcata dell’Empoli nel ritorno in Serie A. 

Le offerte per lui non mancano. Antonio però è legato ai valori ricevuti in famiglia. Mostra un forte senso di riconoscenza e attaccamento. Per lui Empoli vuol dire famiglia, casa e soprattutto non se la sente ad abbandonarla da neopromossa.

Colleziona altre due stagioni con gli azzurri in serie A, formando un tridente d’attacco di tutto rispetto con Rocchi e Tavano.

In 5 anni realizzerà 49 reti in 158 partite disputate. Ma più che questi freddi e spogli numeri, colleziona giocate di classe, gol d’autore, assist incredibili frutto di una visione di calcio altissima e cosa più importante l’amore dei tifosi che ne fanno un beniamino.

Con la retrocessione nel 2004 si va a chiudere però un ciclo. Di Natale ha davanti a sé nuovamente tante offerte. Sceglie l’Udinese. Molto diversa dalla sua Napoli o dalla Empoli in cui è cresciuto, in Udine e nel progetto dei Pozzo ritrova quel senso di famiglia che è un po’ il filo conduttore della sua vita. 

Sente che può costruire qualcosa in quell’ambiente. Ben presto la cittadina del Friuli diventerà la sua isola felice.

Udine, una lunga storia d’amore

Antonio prende il posto di un altro pezzo di storia friulana, ovvero Jorgensen appena ceduto alla Fiorentina. Del danese ne eredita pure la maglia, la 10, che si cucirà addosso scrivendo pagine indelebili della sua carriera. 

Antonio cambierà diversi allenatori in 12 anni in bianconero; vedrà affiancarsi tantissime giovani promesse che diventeranno dei campioni affermati grazie anche ai suoi assist, ma soprattutto scriverà pezzi di storia dell’Udinese e del campionato italiano, andando a stabilire record inavvicinabili per molti.

Il primo anno, con Spalletti in panchina (i due erano stati già insieme ad Empoli), centrerà subito una storica qualificazione ai preliminari di Champions League, figlia del quarto posto in campionato. Questo grazie alle sue 7 reti e agli assist per i suoi compagni di reparto, Iaquinta e Di Michele.

L’anno dopo Totò segnerà in tutte e 4 le competizioni della sua squadra (campionato, Coppa Italia, Champions League e Coppa Uefa, stabilendo così un record più unico che raro. Con Cosmi in panchina viene lasciato libero di variare su tutto il fronte d’attacco e questo gli da molta libertà di manovra.

L’anno successivo, con l’avvento di Pasquale Marino, avviene una svolta nella sua carriera. Il tecnico di Marsala ha un’ottima intuizione e lo accentra facendolo divenire attaccante puro. Le marcature cosi saliranno sino ad arrivare nel 2009/2010 a 29 che gli varranno il titolo di capocannoniere della Serie A.

Col titolo di capocannoniere addosso, volerà in Sudafrica nella spedizione azzurra ai mondiali, che risulterà disastrosa.

La grande occasione di Di Natale

La sua classe e le sue reti di altissima fattura concentrano le attenzioni di mercato tutte su di lui. Su tutte, la Juventus sembra decisa a sferrare l’attacco decisivo e a firmare in bianco pur di portarlo a Torino. 

Da un bianconero all’altro insomma. È qui che arriva il cosiddetto treno da non lasciarsi scappare. L’occasione di una vita che permetterebbe a Totò di vincere trofei e scrivere pagine importanti del calcio italiano. 

Sembra tutto fatto, con accordo fra procuratore e società, ma arriva il colpo di scena: Di Natale rifiuta la Vecchia Signora. Non se la sente di abbandonare l’Udinese, la città e i tifosi con i quali ha un forte legame. I Pozzo lo fanno sentire a casa e lui non vuol lasciare per l’ennesima volta un posto considerato famiglia. Preferisce rimanere e continuare a scrivere la storia bianconera nel Nord-est dell’Italia.

Anni dopo, al riguardo, dirà:

Quel no alla Juve? Non torno sui miei passi, anzi ne vado fiero. Probabilmente avrei vinto di più, ma ero felice e non avevo motivo di lasciare Udine.”

Ancora Udine, ancora Udinese

Totò Di Natale, dopo il Mondiale disastroso, dopo il rifiuto alla Juve, riparte li dove aveva lasciato: la sua Udinese, rinnovata e pronta a stupire gli addetti ai lavori. In squadra arrivano giovani quali Handanovic, Benatia, Inler, Isla, Asamoah, Basta, Sanchez: tutti giocatori che diverranno campioni affermati in serie A e all’estero. In panchina siede Francesco Guidolin.

Totò si riconfermerà ai suoi altissimi livelli, concludendo l’annata nuovamente come capocannoniere con 28 gol che varranno ancora il quarto posto in classifica. Il gol da cineteca diventa il suo marchio di fabbrica e negli anni a seguire supererà ancora i venti gol stagionali in campionato (23 sia nel 2012 sia nel 2013).

Nel 2013 arriva pure una chiamata dalla Cina, dal Guangzhou Evergrande, ma la risposta sarà sempre la stessa, picche:

“Non posso accettare. Concluderò la mia carriera qui. Non andrei via neppure se mi dovesse chiamare il Real Madrid”

Antonio Di Natale ai cinesi del Guangzhou Evergrande

Il suo contributo realizzativo calerà nelle due stagioni a seguire, quelle che segneranno la fine del suo percorso a Udine, oltre che della sua carriera. Non prima di aver scritto una pagina importantissima nella storia e statistiche del calcio italiano: i magnifici sette che hanno superato i 200 gol in serie A.

Al sesto posto, con i suoi 209 gol si colloca proprio Di Natale (18 Empoli, 191 Udinese). Sopra perfino un certo Roberto Baggio, fermo a 205 al settimo posto. Davanti solo Piola, Totti, Nordahl, Meazza e Altafini. Tutti mostri sacri della storia del calcio. Calciatori che hanno vinto tanto con le più importanti società italiane.

Napoli, un amore così grande

Nel suo percorso Totò ha percorso lo stivale della penisola in 3 tappe, passando dalla Campania, alla Toscana, per poi stabilirsi definitivamente in Friuli. Ovunque è andato però, si è sempre portato l’amore più grande: Napoli. La sua amata terra, lasciata così giovane ha sempre avuto un ruolo di primo piano. Per questo, paradossalmente, non se l’è mai sentita di indossare i colori azzurri della sua città: troppo grande il peso di dover essere all’altezza di un amore così puro. Troppo grande il rischio di macchiarlo con delle prestazioni non all’altezza. Sicuramente ciò connota la grande modestia e umiltà del campione quale è stato. Proprio in riferimento alla sua squadra per la quale ha tifato sin da bambino, ha ammesso:

”Sono stato quasi sempre assente anche giocandoci contro: per me segnare al Napoli sarebbe stato come segnare contro mio fratello, una parte di me. Sangue del mio sangue! Praticamente impossibile. Avrei potuto fare anche bene, vincere tanti trofei, ma ho preferito rimanere nella città che mi ha accolto, Udine, che ha rappresentato una seconda casa”

Antonio Di Natale sul Napoli

Il posto di Antonio Di Natale

È proprio qui che risiede la grandezza immensa di questo calciatore: aver scritto la storia e i record in una dimensione tutta sua. Ai trofei e alle glorie personali ha anteposto il senso familiare di una squadra e l’appartenenza ai colori di una maglia.

Dalla provincia Di Natale ha fatto innamorare tutti del suo calcio, innalzando una città che grazie a lui ha potuto sognare anni felici.

Proprio nella ricerca della felicità che si trova la chiave di lettura del nostro campione: non sempre è il successo o il denaro a dare gioia. Ci sono valori che non si possono comprare. In questi casi non resta altro che rispettare scelte personali e gustarsi a pieno la magia di un calcio che lascia un ricordo indelebile. Il ricordo di Totò.


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