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Shevchenko: il “Vento dell’Est” che travolse la Milano rossonera
Shevchenko: il “Vento dell’Est” che travolse la Milano rossonera

Sports Legends

Shevchenko: il “Vento dell’Est” che travolse la Milano rossonera.

“Quindi il match point è di Andriy Shevchenko. Tutti in piedi naturalmente. Se Shevchenko segna, il Milan ha vinto; se sbaglia si va avanti a oltranza.

Attenzione! Tutto sospeso in attesa del tiro di Shevchenko. Ci si gioca tutto qua. Shevchenko contro Buffon. Merk controlla. Può partire. Shevchenko, tiro… ed è rete! Rete! Il Milan è Campione d’Europa per la sesta volta nella sua storia!

Sandro Piccinini, telecronista Mediaset, Finale di Champions League 28 Maggio 2003

Il nostro racconto inizia proprio da qui, dagli ultimi secondi della finale di Champions League 2003 che vede contrapposte, nel mitico “Teatro dei Sogni” Old Trafford di Manchester, Milan e Juventus. 

Da quello sguardo lapidario di Andriy Shevchenko (in attesa del fischio dell’arbitro tedesco Merk), entrato nel cuore dei tifosi rossoneri tanto quanto il rigore trasformato in rete che valse il titolo di Campioni d’Europa.

In un attimo, “il vento dell’Est”, un “vento di passione” (soprannomi coniati per lui, fra gli altri, dal famosissimo giornalista rossonero Carlo Pellegatti), si scateneranno nel cuore dei tifosi milanisti ergendo Sheva nell’Olimpo dei più amati di sempre.

La leva calcistica del… ‘76

De Gregori, nella sua celebre poesia è legato ad un’annata calcistica ben precisa, quella del ’68. Gli amanti del Calcio però, se proprio potessero scegliere, siam sicuri che preferirebbero di gran lunga quella di otto anni più tardi, che vide sfornare talenti straordinari che hanno scritto pagine indelebili della storia del calcio.

In mezzo a tanti campioni, nello stesso anno nacquero, in ordine cronologico: il 19 Marzo Alessandro Nesta, il 1° Aprile Clarence Seedorf, il 22 Settembre Ronaldo Luis Nazario De Lima

Nei giorni che seguono la nascita del Fenomeno, nascono prima il Capitano giallorosso, l’unico, Francesco Totti, il 27 Settembre e due giorni dopo, il 29 Settembre 1976 in un paesino impronunciabile dell’Est Europa, Dvirkivščyna (in provincia di Kiev), lui, Andriy Shevchenko, destinato a diventare il secondo marcatore nella storia del Milan con 175 marcature, alle spalle del solo Nordahl (221).

Il disastro di Chernobyl e la fuga del piccolo Andriy

L’infanzia di Andriy Shevchenko, poco prima di iniziare la sua lunga storia d’amore col calcio, è segnata da un evento che è rimasto nelle pagine di storia per la sua eccezionale gravità: il disastro nucleare di Chernobyl del 26 Aprile 1986, il più grave incidente nucleare della storia. 

A causa del materiale radioattivo che si riversò nella centrale e sui territori circostanti, ben 330.000 persone furono costrette alla fuga per salvarsi la vita. Fra questi, proprio la famiglia del piccolo Andriy, trasferitasi nel frattempo a Kiev, dal paesino di origine.

A soli 9 anni, il piccolo Sheva si ritrova a dover cercar riparo lungo la costa del Mar Morto, lontano da casa ma soprattutto dalla sua Dinamo Kiev, squadra per la quale fa il tifo e per cui spera di poter giocare da grande.

Il primo provino di Shevchenko

Le storie dei grandi campioni, riservano sempre qualche curioso aneddoto: non fa eccezione Andriy Shevchenko. Rientrato a Kiev, infatti, si prospetterà per lui il primo provino. 

Si tratta di una prestigiosa scuola sportiva di Kiev, ma vuoi l’emozione, vuoi un intuito non particolarmente sviluppato degli allora reclutatori, non andrà come tutti penserebbero. 

Shevchenko viene scartato, perché nonostante una prova più che convincente, i suoi dribbling non sono all’altezza delle aspettative.

Il suo talento non può di certo passare però inosservato. Fortuna sua, infatti, vuole che quel giorno fosse presente un emissario della Dinamo Kiev. Proprio la sua squadra dei sogni. La bravura del piccolo Andriy è davvero evidente, così viene aggregato nelle giovanili della squadra ucraina. 

La consacrazione con la Dinamo Kiev

Si vede sin da subito che il giovane Shevchenko ha le stigmate del campione. I numeri del resto parlano per lui. Il ragazzo si conferma capocannoniere dal 1986 al 1992 con le formazioni giovanili. Nel 1989 partecipò al torneo internazionale Città di Agropoli, in Italia, con la compagine giovanile della Dinamo Kiev, con cui vinse la competizione segnando 10 gol, di cui 5 in 20 minuti nella finale vinta per 10-0. 

Nel ’93, a soli 17 anni, viene aggregato alla rosa della seconda squadra della Dinamo Kiev con cui si confermerà capocannoniere con 12 reti. La stagione successiva, a 18 anni e 3 giorni, debutta in prima squadra, con cui inizierà a vincere i primi trofei, scudetto e Coppa nazionale, con le sue 6 reti in 8 partite. In campionato siglerà un solo gol, mentre nello stesso anno debutterà in Champions League, mettendo a segno anche una rete. 

Dall’anno successivo prende in mano la squadra, con 16 gol in campionato che valsero il secondo scudetto consecutivo, più le reti in Coppa d’Ucraina. Con la Dinamo Kiev vincerà altri 3 scudetti di fila, ma ciò che segnerà la sua carriera e ancor più profondamente la sua vita come uomo, sarà l’incontro col Colonnello Valery Lobanovsky 

Shevchenko e il Colonnello

Il Colonnello Valery Lobanovsky era un allenatore riconosciuto a livello mondiale per il lavoro con la Dinamo e con la nazionale dell’URSS. Pioniere di un calcio scientifico che seguiva le orme del calcio totale olandese. Tramite l’utilizzo del computer raccoglieva dati statistici di ogni singolo calciatore al fine di migliorarne prestazioni e rendimento in maniera puramente scientifica.

L’incontro tra i due segnerà definitivamente la carriera di Shevchenko. Leggenda narra che fu proprio Lobanovsky, con metodi drastici, a costringere Shevchenko a dire addio alle sigarette.

“Da giovane quando l’ho conosciuto pensavo tanto a me stesso, lui ha spiegato a tutti cosa significava lavorare con il collettivo. Ci ha aiutato a capire che con concentrazione, voglia e senso del gruppo si può battere qualsiasi avversario, anche più forte di te. Mi ha influenzato in tanti modi, mi ha fatto cambiare la visione del calcio, il modo di pensare anche come persona”.

Andriy Shevchenko su Lobanovsky

La crescita di Andriy è costante ed evidente: da talentuoso ma testardo solista a letale terminale offensivo di una macchina pressoché perfetta. Ma se in patria non è più una novità assoluta, è in Europa che inizia a incantare platee sempre più importanti con prestazioni al di sopra la media comune. 

Su tutte la magica notte del Camp Nou. 5 novembre 1997, quarta giornata della fase a gironi di Champions League. Proprio sul prato che fino a pochi mesi prima aveva fatto da teatro alle magie di Ronaldo che Andriy Shevchenko stupirà il mondo del calcio con i suoi tre goal in un tempo, 44 minuti per ammutolire i 55mila de Camp Nou e fare innamorare tifosi e addetti ai lavori. Saranno 16 i gol complessivi nelle due annate di Champions ‘97-’98.

La salita della Morte

Lobanovsky sottoponeva tutti i suoi giocatori a dei test attitudinali. Misurava tempi di reazione, velocità di ragionamento. Analizzava ogni dato al computer in modo da poter selezionare in maniera scientifica i giocatori adatti al suo gioco. 

Introdusse un allenamento che in Ucraina chiamavano “la salita della morte”. Erano delle ripetute al 18% di pendenza. Lo scopo finale era molto semplice: se non si fosse vomitato si avrebbe avuto il posto di titolare, altrimenti panchina o tribuna. 

Andriy non vomitò mai!

“E se un giorno Shevchenko fosse stato più lento del dovuto con questi test?” Domandò un giornalista in una conferenza stampa. “Allora non sarebbe stato Shevchenko!” Rispose deciso il mister.

Shevchenko e il Milan: storia di un grande amore

Dopo 60 gol in 117 partite e soprattutto le grandi annate in Champions, per Andriy Shevchenko arriva il momento di fare il grande salto e vestire una delle maglie più prestigiose dell’intero palcoscenico europeo.

Su di lui si fiondano le squadre più importanti del momento, di ogni nazione. Si scatena in men che non si dica una vera e propria asta e alla fine a spuntarla saranno proprio i rossoneri di Silvio Berlusconi, che riusciranno a portare a Milano l’attaccante ucraino per la cifra di 45 miliardi di lire.

Già dall’inizio, si intuisce in quel di Milanello che il nuovo arrivato non sarà uno di passaggio. 

“Era la prima settimana di Sheva con noi. Nel giorno delle ripetute, alla fine dell’allenamento, ci stavamo dirigendo tutti negli spogliatoi. Andriy un po’ titubante e con un italiano zoppicante mi chiese: ‘Billy scusa quando inizia allenamenti?’ Credevo che mi stesse prendendo in giro, ma poi ho capito che diceva sul serio quando sono uscito dagli spogliatoi dopo la doccia e lo vidi ancora ad allenarsi da solo…”.

Billy Costacurta, ex difensore Milan

Il Milan targato Shevchenko

Se fino ad allora, nei derby precedenti, il coro che sovrastava e caratterizzava la stracittadina era stato “Ooh il “Fenomeno”, il “Fenomeno”, ce l’abbiamo noi/ e sono c***i tuoi”, la stagione ’99 vedrà l’impronta di un nuovo coro, che i tifosi interisti impareranno molto bene a loro spese:

«Non è un brasiliano però, che gol che fa/ Il “Fenomeno” lascialo là, qui c’è…. ”Sheva”!».

Coro curva Rossonera nei riguardi di Shevchenko

Il rendimento di Shevchenko sarà devastante in campionato. Con le sue 24 reti in campionato, fu protagonista di una grande annata che lo lanciarono al secondo posto nella classifica cannonieri alle spalle del solo Crespo.

Della sua dedizione e voglia di lavorare, racconterà l’allora allenatore Alberto Zaccheroni: 

“Diedi il giorno libero di Ferragosto, lui disse di volersi allenare perchè era abituato ad allenarsi con Lobanovsky. Siccome disse che era deciso, avvertì i magazzinieri di non dargli l’attrezzatura perché si sarebbe sicuramente presentato. Quando mi svegliai a Milanello, vidi Shevchenko vestito in borghese che faceva le ripetute correndo.

Alberto Zaccheroni, ex allenatore Milan

Gli anni 2000-2002 di Sheva

Le annate successive, seppur prive di grandi titoli, vedono la definitiva consacrazione di Shevchenko tra le file del Milan. Nel 2000-2001 saranno infatti 34 gol su 51 partite, mentre l’anno successivo 17 gol in 31 gare.

In panchina si avvicendano diversi allenatori prima dell’arrivo di Carletto Ancelotti, con cui il Milan ricostruirà un ciclo importantissimo di vittorie, uguale per importanza a quello di Sacchi e Capello.

Questo periodo coincide con un evento tragico nella vita di Shevchenko: il 14 Maggio 2002 si spegnerà infatti il Colonnello Lobanovsky. Shevchenko, suo allievo di vita ancor prima che di calcio, atterrato negli Stati Uniti per una tournée con il Milan, non disfarà nemmeno la valigia. Ripartirà alla volta dell’Europa per un ultimo saluto al suo Maestro.

La finale di Manchester e la medaglia al Colonnello

L’anno successivo, con Carletto Ancelotti in panchina sarà l’anno buono per la conquista della Champions League. Infortunatosi proprio nel turno preliminare contro lo Slovan Liberec, paradossalmente questo sarà l’anno in cui l’attaccante ucraino ridurrà sensibilmente il suo apporto di gol.

Alcuni di questi saranno pesantissimi però. Come il gol nell’Euroderby Europeo e soprattutto, come detto ad inizio articolo, il rigore decisivo che deciderà la finale di Manchester. La freddezza con la quale attende il fischio dell’arbitro tedesco Merk, intervallata da sguardi concentrati e freddi verso la porta di Buffon, sono rimasti impressi nella mente di milioni di tifosi: un paese intero fermo una sera per assistere una finale di Coppa Europea tutta italiana.

Dopo anni di sacrifici, reti pesanti in Champions, ha raggiunto il tetto d’Europa. Proprio in questo momento pensa a colui che ha permesso tutto questo. Prende un aereo per Kiev e porta la Coppa, la Medaglia e un mazzo di fiori sulla tomba del Colonnello Lobanovsky:

“Era il minimo che potessi fare per un uomo come lui”

Andriy Shevchenko

Perché la gloria, il successo e la fama sono niente se non condivise con chi ne detiene i meriti. La riconoscenza, in un mondo non sempre facile come il Calcio, ha visto in questo caso un gesto di alta rappresentazione.

L’icona di Shevchenko 

La carriera di Andriy Shevchenko proseguirà ancora, fra Pallone d’oro, la terribile finale di Istanbul persa contro il Liverpool, gli anni bui al Chelsea, il ritorno al Milan e infine la chiusura nella sua Dinamo Kiev.

Oggi guida la nazionale Ucraina.

Ma nella mente e nel cuore di tutti i tifosi, rimarranno impressi i primi anni al Milan, la tecnica, la velocità, la classe di un genio venuto dall’Est, un’icona a tinte rossonere.


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