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Roberto Baggio : il Codino più amato dagli italiani.
Roberto Baggio : il Codino più amato dagli italiani.

Sports Legends

Roberto Baggio: il Codino più amato dagli italiani

Per spiegare cosa abbia rappresentato Roberto Baggio per gli italiani e in generale per gli appassionati di calcio di tutto il mondo si sono espressi in molti, fra canzoni, poesie, ricordi, aneddoti. Le parole di Lucio Dalla (che gli dedicherà pure una canzone) rendono al meglio il concetto:

“A veder giocare Roberto Baggio si diventa bambini. Baggio è l’impossibile che diventa possibile; una nevicata che scende giù da una porta aperta nel cielo”.

Lucio Dalla.

Con le sue giocate e la sua fantasia ha fatto innamorare di questo sport milioni di bambini, ragazzi, adulti, unendo tifosi di diversa appartenenza. Tutti accomunati da un senso di venerazione profonda per il suo talento.

Di maglie ne ha cambiate tante nel corso della sua carriera. Una sola però ha segnato la sua storia come un cordone ombelicale dal quale non si è mai separato: la maglia azzurra della Nazionale Italiana. Quella delle Notti Magiche con Schillaci; quella del rigore di Pasadena; quella in Francia ‘98. 

Gli inizi di Roberto Baggio

La fine dell’estate porta sempre con sé un velo di nostalgia. E con lo stesso sentimento, tornando a 34 anni fa, precisamente alla calda domenica del 21 Settembre del 1986, inizia il nostro racconto: un diciannovenne di Caldogno (Vicenza), di nome Roberto Baggio, fa il suo esordio in Serie A con la maglia della Fiorentina, a Firenze contro la Sampdoria di Roberto Mancini. I fiorentini aspettano questo momento da un anno. 

Il giovane talento, infatti, viene da un infortunio gravissimo: il 5 Maggio del 1985, nella sua ultima partita tra le file del Vincenza, si era rotto infatti crociato anteriore, capsula, menisco e collaterale della gamba destra. Solo due giorni prima era stato acquistato dalla Viola per 2 miliardi e 800 milioni di lire.

La Fiorentina avrebbe potuto rescindere il contratto appena siglato, ma la società gigliata decide di puntare fortemente su Roberto pagandone operazione in Francia e riabilitazione.

Il lungo stop di Roberto Baggio

Dopo un lungo calvario, fatto di mesi di dolore, fisioterapia e qualche apparizione in Coppa Italia nella primavera ’85, il 21 Settembre 1986 è giunto il momento di vederlo all’opera nel campionato più importante al mondo. 

Neanche il tempo di far vedere qualche lampo della sua classe e il ginocchio cede nuovamente: stesso crociato, stessa operazione. Alla quale ne seguirà una seconda, a soli tre mesi, per ricostruire lo stesso menisco. 

Chiunque avrebbe rinunciato, cadendo in depressione o semplicemente non recuperando più da un doppio infortunio. Chiunque, ma non Roberto Baggio che, superato lo sconforto iniziale, si pone come obiettivo di tornare la stessa stagione. 

Tornerà nel finale di campionato, a sugellare con una punizione perfetta la salvezza della Fiorentina, al San Paolo, nell’1-1 finale col Napoli, al cospetto di un certo Diego Armando Maradona.

In carriera arriveranno altri infortuni, alcuni forse peggiori, che rischieranno di compromettere autostima e fiducia in sé stesso. Ma aver recuperato la prima volta, a 18 anni, contro tutto e tutti, gli donerà una forza tale da superare sempre e al meglio ogni ostacolo fisico.

Il talento di Roberto

Riservato ed introverso, non certo ricordato come grande uomo spogliatoio, la grandezza di Roberto Baggio è risieduta nel suo immenso talento. Talmente grande da sminuire spesso gli altri 21 in campo e attirare su di sé l’amore incondizionato del pubblico. 

Le sue giocate, i suoi dribbling, il tocco di classe ne hanno segnato l’intera carriera collocandolo nell’Olimpo dei più forti di sempre. Per definire meglio il suo ruolo in campo, Michel Platini, altro storico 10 della Juventus, disse: 

Roby è un grandissimo 9 e mezzo, nel senso che non è un 10 puro, non è un regista e non è neppure un 9, cioè un attaccante autentico. È qualcosa di unico nel suo genere: un mix di fantasia ed eleganza che da solo vale il prezzo del biglietto”

Michel Platini, calciatore di Juve e Francia

La sua fama si legherà a doppio taglio alle sue giocate e all’amore che gli riversa il pubblico. Con i grandi allenatori infatti vivrà un pessimo rapporto, figlio della sua esponente levatura mediatica che lo pone sempre davanti a tutto e tutti.

Le Notti magiche di Roberto Baggio

Entra stabilmente nel giro della Nazionale post Europeo ‘86. Fa il suo debutto, infatti, il 16 Novembre 1988, quando per i 90 anni della Figc si gioca Italia-Olanda.
A Marzo 1989 il suo primo gol all’Uruguay. Nel settembre dello stesso anno doppietta contro la Bulgaria. Baggio è un punto fermo.

Nei giorni che precedono i Mondiali giocati in casa, il passaggio storico alla Juventus, contro la sua voglia, per un precedente accordo fra gli Agnelli e il presidente viola Pontello: 25 miliardi di lire e rivolta in piazza dei tifosi della Fiorentina.

Roby Baggio inizia in panchina la competizione, così come il suo celebre compagno d’avventura, Totò Schillaci, autentico mattatore dei Mondiali.
Quest’ultimo entra però dalla panchina e decide le prime due sfide.

Dalla terza, l’allora ct Vicini cambia la coppia titolare Carnevale-Vialli proprio con Baggio-Schillaci e li iniziano le Notti Magiche di un paese intero.

La partita contro la Cecoslovacchia il Manifesto: Totò segna subito (saranno 8 gol alla fine, capocannoniere). Baggio segna uno dei più bei gol della sua carriera: prende palla al centrocampo, dribbla tutti i difensori che gli vengono incontro e la mette in rete facendo esplodere l’Olimpico di Roma.

L’Italia uscirà in semifinale, ai rigori, contro l’Argentina di Maradona, ma Baggio è ormai un eroe Nazionale.


Roberto Baggio e gli allenatori: Sacchi

Arrigo Sacchi, allenatore nelle giovanili del Rimini proprio il giorno del primo grande infortunio di Baggio, all’epoca si esprimeva così:

“Di tutti i ragazzi visti tra le giovanili, solo uno ha la stoffa del campione: Roberto Baggio. Tutti gli altri sono calciatori e non giocatori. Ne ho visti tanti perdersi. Lui è diverso. Sa muoversi in campo senza palla, ha una visione globale della partita, è un giocatore straordinario. Arriverà molto, molto in alto. Un giorno lo vedremo in Nazionale.”

Arrigo Sacchi, ex Ct Nazionale Italiana

E’ il periodo in cui Baggio colleziona 110 gol in 120 partite con le giovanili del Vicenza, motivo per il quale passa in prima squadra dove inizierà a segnare prima in C e poi in serie B.

Arrigo Sacchi non sa, non può immaginare, che al culmine in Nazionale ci arriverà davvero, con lui, negli Usa al campionato del Mondo ’94.

Forte delle magnifiche prestazioni a Italia ’90 inizierà la competizione iridata con la pressione tutta su di se. 

Famoso lo screzio durante la partita contro la Norvegia, quando per sopperire all’inferiorità numerica, richiama in panchina proprio Baggio: “Ma questo è pazzo”. Urlerà plateale Roberto davanti agli occhi del Mondo.

Inizio dunque sottotono, con le critiche che gli vengono addirittura dal Presidente juventino Gianni Agnelli “sembra un coniglio bagnato”.
Gli italiani invece restano dalla sua parte, consapevoli che il miglior giocatore al mondo è sempre e soltanto lui.

E non si sbagliano. Arriveranno i suoi gol contro Nigeria, Spagna, Bulgaria, che ci porteranno in finale. Proprio al famoso rigore di Pasadena sbagliato contro il Brasile.

Il rigore maledetto

“Abbiamo ancora una tenue speranza, Roberto Baggio batterà il nostro ultimo dischetto: se segnerà possiamo ancora sperare in un errore del Brasile. Roberto Baggio contro Pagliuca… contro, scusate, Taffarel. Ecco Roberto… alto!! Il campionato del mondo è finito, lo vince il Brasile, ai calci di rigore”

Bruno Pizzul, famoso telecronista Rai anni ’90
Roberto Baggio penalty missed 1994 FIFA World Cup gif on Gifburger

“Ma Nino, non aver paura di sbagliare un calcio di rigore. Non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore. Un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia”.

Francesco De Gregori, La leva calcistica del ’68

Ricordiamo ancora tutti la testa rivolta verso il prato di Roberto Baggio, fermo, immobile, in quella torrida giornata di metà estate. Con quel codino, quel numero 10 sotto la scritta “R.Baggio”, sgomento per la delusione del rigore sbagliato.

Si rifarà quattro anni più tardi, in Francia, siglando il rigore proprio contro i padroni di casa, in quella che sarà un’altra giornata amara per gli azzurri. Ma alla mente di tutti, Baggio resta nel ricordo di quella giornata in America.

Nell’immaginario, sentendo la canzone di De Gregori, si ricorda un solo rigore, sbagliato, dall’altra parte dell’oceano da un idolo indiscusso.

Gli altri allenatori con Baggio

Con Sacchi si ritroveranno qualche anno dopo al Milan e i dissapori dopo l’esperienza Americana non saranno ancora sopiti. Ma Arrigo non sarà l’unico tecnico con il quale il nostro campione avrà problemi nella sua lunga carriera. 

Famose le incomprensioni con Ulivieri, nel suo anno Magico a Bologna. Messo tra i panchinari alla vigilia del match contro la Juventus, Roberto deciderà di lasciare il ritiro. La squadra bianconera vincerà nettamente, non trovandosi davanti Baggio che in quella stagione era devastante e il popolo bolognese se la prenderà nettamente contro il tecnico. Pure la madre che non lo farà rientrare a casa, dopo la partita.

Con Lippi i problemi nacquero nel periodo Juventino, quando cominciava a splendere la nuova stella di Alessandro Del Piero, ma si acuirono definitivamente quando quest’ultimo chiese a Baggio di fargli da spia all’interno dello spogliatoio dell’Inter qualche anno dopo (come raccontato da Baggio nella sua biografia). Al suo rifiuto, ne verranno fuori esclusioni eccellenti, stagioni vissute in disparte e incomprensioni insanabili. 

Baggio lascerà l’Inter, non prima di averla riportata in Champions League, con la sua doppietta, nel famoso spareggio contro il Parma. Salvò la panchina proprio di Lippi, a discapito suo e dei tifosi che lo osannavano.

Ancelotti mise il veto per il suo arrivo a Parma, praticamente già concordato. Non trovava una collocazione per Baggio nel suo 4-4-2 sacchiano. Anni dopo ammetterà l’errore.

Anche il Trap, che lo aveva avuto nella sua felice parentesi alla Juventus, gli lascerà il rammarico più grande, non convocandolo nei Mondiali in Corea e Giappone del 2002, dopo l’ennesimo recupero lampo e una promessa, non mantenuta, di tenerlo seriamente in considerazione.

Baggio e Carletto Mazzone

L’ultima parentesi della sua carriera lo ha visto in quel di Brescia, regalando perle che sono ancora nella memoria di tutti. Su tutti il gol alla Juventus, su lancio lontanissimo di un giovane Andrea Pirlo, con stop a seguire che funse da dribbling ad uno scioccato Van Der Sar, portiere della Juve, con palla in rete. 

Anni di salvezze, infortuni e riprese, ma soprattutto anni di amicizia sincera e profonda fra Roberto Baggio e Carletto Mazzone, l’allenatore più vicino al popolo che ci fosse. Un padre, un amico, uno zio burbero ma dal cuore buono. Questo e altro ancora negli anni vissuti insieme.

“Gli avevano fatto terra bruciata. Dicevano che era rotto. Cattiverie. Aveva superato ogni infortunio. Si presentava agli allenamenti un’ora prima per fare fisioterapia ed era l’ultimo ad abbandonare il campo. Le partitelle con lui erano pura poesia. Baggio mi ha reso bello il finale.

Vivere il mio tramonto con lui è stata una magnifica esperienza. Era silenzioso, educato, umile e rispettoso. Era un amico che ci faceva vincere la domenica”

Carletto Mazzone, ex allenatore di Calcio

E ancora…

È stato più grande come uomo. Si, io che l’ho conosciuto lo posso dire: l’uomo superava il calciatore”

Carletto Mazzone su Roberto Baggio

Roberto Baggio e le maglie indossate.

Osannato a Firenze, con la quale si è presentato nel più grande palcoscenico del calcio, Roberto Baggio è rimasto fedele e legato ad una sola maglia in tutta la carriera: quella della Nazionale.

Il resto, lo ha vissuto indossando le tre grandi maglie del nostro calcio, Juventus, Milan e Inter, inframezzate da una parentesi al Bologna e dal finale al Brescia.

Tralasciando la Coppa Uefa vinta con i bianconeri da protagonista, nella stessa annata del Pallone d’Oro, si annoverano ancora due scudetti (Juventus e Milan) vinti da comprimario e poco altro.

Le stagioni migliori a Bologna dunque, nell’anno che portava ai Mondiali e in quel di Brescia, lontano dai clamori del passato e dalle invidie un po’ troppo ingenerose nei confronti del suo talento.

In Serie A saranno alla fine 452 presenze e 205 gol (nei magnifici 7 oltre le 200 marcature).

In mezzo, come detto, tanto azzurro: 56 presenze e 27 reti, che lo collocano al quarto posto tra i migliori marcatori di sempre.

Cosa ha rappresentato Roberto Baggio

Campione dalla classe cristallina, umile e riservato nel privato, Roberto Baggio è rimasto come uno dei più grandi calciatori italiani di sempre, il migliore degli ultimi trent’anni.

Non è solo questione di gol, di trofei alzati al cielo. Quanto la fantasia e l’estro che metteva in luce ogni partita, ad ogni giocata, con il cuore dei tifosi pronto a scoppiare di gioia nel vederlo giocare. 

Uno dei pochi amato ed osannato al di là della squadra di appartenenza. Una sorta di amico, beniamino a cui voler sempre bene, a prescindere.

Il 16 Maggio 2004, a Milano durante Milan-Brescia, andava in scena l’ultima partita del “Divin Codino” (soprannome coniato per lui da Gianni Brera). 80.000 spettatori in lacrime ad applaudirlo durante gli ultimi minuti in campo. Un’acclamazione mai vista.

Quando uscii dal campo dentro di me sentii una voce che diceva: “È finita Roberto, ora è veramente finita”. La cosa che mi colpì è che l’ultima partita l’avevo giocata nella scala del calcio, a casa di Maldini, un altro immenso campione.

Avevo deciso di non piangere ma lui mi abbracciò e mi disse “Grazie di tutto Roberto, da oggi il calcio non sarà più lo stesso”. Davanti a quelle parole mi scappò una lacrima. Salutai il pubblico tutto in piedi: vedevo bambini, ragazzi e padri di famiglia piangere. 

Solo in quel momento ho capito quanto la gente mi avesse voluto bene.”

Roberto Baggio, sul suo ritiro

Maldini aveva proprio ragione. Come disse qualche anno dopo Cesare Cremonini in una sua canzone, infatti:

Da quando Baggio non gioca più…… non è più domenica

Cesare Cremonini, #Marmellata25

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