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Paolo Rossi: per sempre l’unico e insostituibile “Pablito”
Paolo Rossi: per sempre l’unico e insostituibile “Pablito”

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Paolo Rossi: per sempre l’unico e insostituibile “Pablito”

La differenza più grande fra squadre di club e Nazionale è che sostanzialmente le prime dividono i tifosi e più in generale gli appassionati; la seconda, invece, unisce. Sempre! Nei suoi momenti peggiori, ma soprattutto nei momenti più alti della sua storia. 

Se parliamo di Nazionale e ci soffermiamo a ricordare i punti più gloriosi, il cuore non può che catapultarci a Spagna ’82, nella splendida cavalcata degli azzurri campioni del Mondo. Fra questi, uno dei protagonisti in assoluto fu certamente Paolo Rossi, il nostro Pablito, improvvisamente venuto a mancare all’età di 64 anni a causa di una brutta malattia.

Proprio in questo momento di profondo sconforto, soprattutto per i valori dell’uomo, vogliamo rivivere la sua storia. Una storia che pur avendo avuto una caduta, si è caratterizzata della più bella rivincita sportiva ed umana. 

Gli inizi di Pablito Rossi

Paolo Rossi nasce a Prato il 23 Settembre 1956. Comincia sin da bambino a giocare nelle rappresentative locali, mettendo in mostra le sue doti. Paolo non è dotato di una tecnica eccelsa e non è nemmeno il goleador che tutti apprezzeranno nel corso della sua carriera. Malgrado ciò, riesce ugualmente a imporsi fra gli altri per il suo carattere, la buona volontà e soprattutto per la passione che mostra. Ai tempi gioca col fratello Rossano e ciò che conta più per lui è il puro divertimento. 

Paolo Rossi viene notato all’età di 16 anni dagli osservatori della Juventus:

“Non è stato facile, ai miei genitori non è che l’idea andasse molto. Sono rimasti scottati dall’esperienza di mio fratello, anche lui in bianconero, che dopo un anno è stato rispedito a casa. Mia madre non ne vuole sapere di mandare a Torino un altro figlio così giovane, mio padre consiglia al dottor Nesticò, un dirigente della Cattolica, di sparare una cifra alta, per dissuadere quelli juventini, ma non c’è verso. Italo Allodi viene a casa nostra, fa opera di mediazione e alla fine per quattordici milioni e mezzo faccio la valigia.

Paolo Rossi sul suo trasferimento alla Juve

Malgrado infortuni importanti nel corso delle prime stagioni, Paolo Rossi debutta in prima squadra il 1° Maggio 1974, nell’incontro di Coppa Italia contro il Cesena, non ancora diciottenne. Ruolo: ala destra. Solo più avanti arriverà, infatti, l’intuizione tattica che gli cambierà la carriera.

Con la Juve gioca qualche scampolo anche la stagione successiva, per poi esser girato in prestito al Como dove, seppur vivendo una stagione in chiaroscuro, debutterà in Serie A. 

Ancora il talento di Rossi non ha avuto modo di esprimersi a dovere ed è proprio qui che arriva la svolta: la Juventus gira in compartecipazione il suo cartellino al Lanerossi Vicenza.

L’esplosione di Paolo Rossi a Vicenza

Se il passaggio in Serie B al Lanerossi Vicenza era dapprima sembrato il classico passaggio in ombra di un ragazzino a cui far fare le ossa, in realtà l’esperienza veneta si dimostrerà molto di più per Paolo Rossi: ne segnerà, infatti la carriera.

L’incontro con l’allenatore Giovan Battista Fabbri ne cambia collocazione tattica: viene, infatti, spostato da ala destra a centravanti. Di certo una figura atipica come fisicità e movimenti, ma sarà proprio questo a farne un rapace d’area.

Paolo Rossi, infatti, sfrutterà un’elevata intelligenza tattica che lo porterà a trovarsi sempre nel posto giusto al momento giusto. Pronto, di volta in volta, a concludere in rete l’azione. 

Nella sua stagione d’esordio Rossi venne subito schierato titolare. Alla fine del campionato 1976-1977 si laureò capocannoniere della Serie B con 21 reti, che permisero al Lanerossi di conquistare la promozione in A.

La stagione in Serie A, nelle vesti da neopromossa, vide il Lanerossi Vicenza vestire i panni di protagonista. Guidata dalle reti di Paolo Rossi, autore di diverse doppiette pesanti, il Vicenza concluse il campionato in seconda posizione. Per Rossi il titolo di capocannoniere della massima serie con 24 gol, convocazione in Nazionale da parte di Enzo Bearzot e asta di mercato in estate senza precedenti.

Juventus e Vicenza, detentrici del cartellino in compartecipazione, non trovarono l’accordo per la risoluzione della comproprietà e furono costrette ad andare alle buste. Farina, presidente biancorosso, pur di tenere il suo pupillo, arrivò ad offrire, per metà del cartellino 2 miliardi e 612 milioni, suscitando scandalo in tutto il paese:

“Mi vergogno, ma non potevo farne a meno: per vent’anni il Vicenza ha vissuto degli avanzi. E poi lo sport è come l’arte e per me Paolo è la Gioconda del nostro calcio.”

Presidente Vicenza sull’acquisto di Paolo Rossi

Tra Vincenza e Perugia: i momenti bui di Paolo Rossi

La storia di Paolo Rossi proseguirà a suon di gol, che però non riusciranno a salvare la sua squadra la stagione seguente. Nonostante i 15 gol, infatti, il Lanerossi Vicenza retrocederà in serie B e per Rossi si fa avanti la possibilità di continuare la carriera nella massima serie, tra le fila del Perugia.

Paolo Rossi continua a far il suo mestiere, con 13 gol in campionato, ma all’improvviso uno scandalo cupo e mai del tutto chiarito si scaraventa su di lui: il calcioscommesse.

Verrà additato di una combine per l’incontro di campionato contro l’Avellino, partita nella quale segnerà una doppietta. Un vero e proprio incubo per Paolo Rossi: 3 anni di squalifica (ridotti successivamente a due), ma ancor più pesante una macchia indelebile sulla propria persona.

Rossi si sente tradito dal mondo nel quale ha sempre vissuto. Spiega le sue ragioni e si ritrova a convivere con sospetti e giudizi avventati. Anni dopo gli stessi accusatori ritratteranno quanto detto, ma ciò non cancellerà mai due anni vissuti nell’ombra, con la voglia di dire addio definitivamente ad un mondo che gli ha voltato le spalle.

Non tutti però si dimenticano di lui. La Juventus gli offre un contratto per tutto il periodo della squalifica, offrendogli la possibilità di allenarsi e di farsi trovare pronto una volta ristabilito. Paolo Rossi accetta e si allena con la forza di chi non vuole mollare.

Due anni dopo, sul campo, riprenderà di nuovo da dove aveva lasciato: dal gol. Tre reti in tre partite che gli permetteranno di mettere la sua firma nel ventesimo scudetto bianconero.

A coronare la fine di un incubo, la convocazione ai Mondiali 82 di Bearzot, tra lo stupore e la contestazione di tutti. Invece del capocannoniere Pruzzo, in Spagna il ct aveva deciso di portarsi il Pablito dell’Argentina 78.

Paolo Rossi Campione del Mondo

Io sono sempre stato convinto della sua innocenza, ma non è questo il punto. La giustizia aveva stabilito che era colpevole e lui pagava il suo debito senza invocare sconti. Ci pensai a lungo in quell’inverno che precedeva i mondiali di Spagna e prima ancora di affrontare la questione in termini tecnici mi prospettai il problema morale. Alla fine, decisi che a squalifica terminata, lo avrei portato con me. 

Enzo Bearzot, ct Nazionale sulla convocazione di Rossi

La sua convocazione desta scalpore nell’opinione pubblica. Tutti contestano tale scelta, ma il commissario tecnico è inflessibile. Lui conosce benissimo l’uomo ancor prima che il calciatore Paolo Rossi. Sa che per una competizione del genere, Rossi può fare al caso suo. Malgrado i due anni di inattività e le sole 3 partite sulle gambe, lo porta con sé.

Nelle prime partite Paolo Rossi è in ombra, come del resto tutta la squadra. Solo nelle fasi finali, come anticipato, Rossi si dimostra assoluto protagonista: segna 3 gol contro il Brasile, 2 reti in semifinale contro la Polonia e una storica rete in finale contro la Germania. È Paolo Rossi il capocannoniere del torneo planetario. Questo straordinario risultato gli vale il soprannome di “Pablito”.

“Io sono il centravanti della tripletta ai brasiliani. Sono anche altre cose, ma quella prima di tutto. Mi rivedo con quella maglia azzurra numero venti. E devo ammettere che mi fa piacere. A differenza dei club, che dividono, la Nazionale unisce”.

Paolo Rossi nella sua biografia

Da lì a poco sarà scelto come vincitore del Pallone d’oro 1982.

Dopo il Mondiale

Con il titolo di Campione del Mondo in carica, Rossi torna a giocare nel campionato italiano a pieno regime. Gioca tre anni con la Juventus vincendo ancora molto: una Coppa dei Campioni, una Coppa delle Coppe e una Coppa Intercontinentale. 

Successivamente passerà al Milan, dove siglerà soltanto due gol, ma pesanti, ai cugini dell’Inter. Infine giocherà tra le file del Verona. Qui chiude la carriera a soli 31 anni, a causa del fatto che il suo fisico in carriera ha dovuto subire molti infortuni.

L’aura che il Mondiale ha donato a Pablito rimarrà sempre viva negli italiani che lo innalzeranno a eroe negli anni a venire. Non tanto per la tecnica o la classe particolare. Neanche per la raffica di gol che saranno il suo marchio di fabbrica. Quanto per la forza di un uomo che ha saputo risollevarsi da terra, rimanendo in silenzio nel momento più difficile e parlando al momento opportuno soltanto con i fatti. Con ciò che sapeva fare meglio, ovvero il suo mestiere.

La storia di Pablito è la storia di chi ha una seconda possibilità per dimostrare a tutti il proprio essere, la vera natura. Non tutti ci riescono; è più facile cadere e non rialzarsi più.

Pablito, invece, si è alzato, ha innalzato il suo paese oltre ogni auspicabile immaginario ed è salito sul tetto del Mondo.

Ed oggi che ha fatto un passo in più, salendo ancora più su, ricordare la sua storia fa bene per tutti coloro che stanno lottando e stanno giocando la loro partita. Paolo Rossi ci ha dimostrato che ci si può rialzare e splendere più di prima.

Un abbraccio Pablito

Grazie


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