fbpx
Connect with us

Hi, what are you looking for?

Maradona: La mano… e piede di Dio che conquistò Napoli e il Mondo.
Maradona: La mano… e piede di Dio che conquistò Napoli e il Mondo.

Sports Legends

Maradona: La mano… e piede di Dio che conquistò Napoli e il Mondo.

Diego Armando Maradona, un nome che ancora oggi risente di un’aura divina tra gli appassionati di calcio e non solo. Proprio perché Re Diego ha valicato i confini dello sport con la sua grandezza e la sua fama, divenendo un’icona dei suoi anni. 

Se il dibattito su chi sia stato più forte tra lui e Pelè è ancora acceso e non accenna a placarsi, ciò che possiamo affermare come un dato di fatto è la genialità fuori dal comune di questo grande giocatore

Al di la di quelli che sono stati gli alti e bassi di una vita spesso sregolata, resta indelebile il segno che ha lasciato a Napoli, dove ne è diventato un Re, e nel calcio intero. All’alba dei suoi 60 anni, ci piace rivivere la sua storia e le emozioni che ha trasmesso.

La nascita di una stella: la luce di Maradona

Diego Armando Maradona nasce a Lanús, in una luminosa domenica di primavera australe; più precisamente il 30 Ottobre del 1960. Mamma Tota (Dalma Salvadora Franco) giunge in ospedale, l’Evita, dopo un tragitto tutt’altro che facile: tre-quattro isolati a piedi partendo da casa, a Villa Fiorito (uno dei quartieri più poveri di Buenos Aires), in compagnia del marito e della cognata; quindi il tram fino a Lanús e infine qualche centinaio di metri sino alla meta finale. 

Un vero e proprio travaglio prima del parto, che vedrà dare la luce il quintogenito, nonché il primo maschio: Dietro go Armando. Donna Tota non sa ancora che il piccolo che è venuto al mondo entrerà nella storia del suo paese e si farà conoscere in tutto il mondo, cambiando dapprima le sorti della famiglia, unita ma povera. 

Per lei questo rimarrà sempre secondario: Diego sarà per Tota il suo primo maschietto, la gioia incontenibile di una mamma.

Gli inizi del Campione

Andiamo avanti di qualche anno, ma non troppo. È un sabato di Marzo del 1969. Diego Armando non ha ancora compiuto 9 anni. Dalla sua Villa Fiorito, insieme al padre Don Diego, si dirigono verso il centro città. 

Questo vuol dire mettersi il cuore in pace e prendere diversi pullman, in una giornata pure piovosa. Lo scopo ne vale però la pena: il piccolo Diego è diretto al centro sportivo Malvinas, degli Argentinos Junior. Ad attenderlo il primo provino della sua vita.

Si racconta ancora oggi lo stupore del Director Tecnico, Francis Cornejo, alla vista delle giocate di Maradona: “Se quel bambino ha otto anni, io sono Gardel”. Per intenderci, il Dio del Tango sceso in terra. Don Francis non poteva nemmeno lontanamente immaginare che davanti a sé avesse un altro Dio, ma del pallone. 

Eppure, le sue giocate, il suo tocco di palla, il suo mancino, i suoi dribbling e quelle gesta mai viste, ma che al piccolo sembravano così naturali e semplici, non lasciavano scampo: Maradona era un predestinato e doveva far parte della sua selezione. 

Ben presto tutti si accorgeranno delle qualità del “Pelusa”, quel bimbo prodigio con quella folta chioma di capelli neri sulla testa.

L’Argentina comincia ad accorgersi di Diego Armando Maradona

Il calcio in Argentina è quasi come una religione. Lo si vive con trasporto e nella sua totalità. Coinvolge tutti i giorni della settimana. In un ambiente del genere, non è difficile rendersi conto di come le voci sul piccolo Diego Armando girino veloci e incontrollate.

Già nel 1971 arriva la prima intervista. Maradona non ha ancora compiuto 11 anni e gli si chiede quali siano i suoi sogni. Ne rivela due: giocare un Mondiale e diventare campione. Quella frase, letta col sennò di poi, non poteva essere più profetica.

Anche i giornali cominciano a scrivere di lui. Con gli Argentinos Junior segna a raffica domenica dopo domenica. A stupire però gli appassionati, che occorrono sempre più numerosi, sono però le sue giocate e le sue realizzazioni che sono sempre di pregevole fattura. Il suo biglietto da visita è rappresentato dai dribbling, con cui riesce a superare anche squadre intere, e dai palleggi, nei quali utilizza tutto il corpo, mostrando abilità pari a quelli di un acrobata.

Addirittura, viene tenuto a volte in panchina e fatto entrare quando la sua squadra è sotto di due-tre gol: giusto il tempo di recuperare e vincere la partita con i suoi gol.

Gli Argentinos Junior sono una macchina perfetta: vincono campionati in sequenza, spesso con risultati esagerati. Il tutto condito dal record di 136 partite senza sconfitta. 

In Argentina sanno di avere in mano qualcosa di mai visto prima.

Con i grandi, il più grande è sempre lui

I campionati giovanili cominciano a stare stretti alla classe di Diego Armando Maradona. Nel 1976, dieci giorni prima di compiere 16 anni, fa il suo debutto nel campionato argentino contro il Talleres di Cordoba. L’allenatore, prima di mandarlo in campo gli dice:

“Vai e appena puoi fai un tunnel”

Juan Carlos Montes, allenatore Argentina Juniors 1976

Maradona, però, non ha bisogno di tanto tempo. Al primo pallone che gli arriva è subito tunnel ai danni di Juan Domingo Cabrera che, piuttosto che per le sue 141 partite giocate più che discretamente nella massima serie argentina, sarà ricordato proprio per quel tunnel.

Qualche settimana più tardi arriverà la prima doppietta, contro il San Lorenzo nel mitico stadio “A Mar del Plata”, demolito nel 1996 per far posto ad un ipermercato. Di quel giorno non ci sono reperti video. I cameramen se ne erano andati alla fine del primo tempo, a partita già chiusa. I gol arriveranno nel secondo tempo. I ricordi di quelle due prime perle restano nel cuore e nella mente di chi li ha vissuti e raccontati. 

El “Pelusa”, da quel giorno, comincia ad avere ammiratori da tutte le parti. Di li a poco arriva pure il debutto in Nazionale A 16 anni è una star.

Coi primi soldi guadagnati, porta mamma Tota fuori a cena, al ristorante “La Rumba”. La miseria e la povertà, da quel momento, saranno solo un vivido ma lontano ricordo.

La consacrazione e l’anno al Boca

Gli anni successivi segnano la definitiva consacrazione di Maradona. Per cinque volte consecutive è capocannoniere in campionato. A partire dai campionati del ’78 sino a quelli del ’80, mette a referto dai 16 ai 25 gol a campionato, diventando un incubo per le retroguardie avversarie.

A 20 anni è già un calciatore affermato, tra i più importanti del suo paese. Attira le attenzioni tutte su di sé e sembra non avvertirne la pressione. Anzi, trova sempre il modo per rispondere a certe provocazioni. Su tutte, famosissima quella del portiere del Boca Juniors Hugo Gatti, “el Loco”, che sprezzante aveva dichiarato prima della sfida:

“Si, sarà pure bravo il ragazzo, ma ha un problema: presto diventerà un grassone, anzi un barilotto di grasso, perché è piccolo di statura.”

Hugo Gatti

Maradona non gradisce affatto quegli insulti gratuiti e, da capitano degli Argentinos Junior, gliene promette 4, sul campo. E li fa, in ogni modo: punizione, azione, rigore. A fine partita il tabellino segna 5-3 per gli Argentinos. Per Gatti si tratta di un’umiliazione pesante. 

Per Diego Armando Maradona è l’ennesimo bigliettino da visita di un campione in cerca di gloria. Stavolta il biglietto è recapitato direttamente alla sua squadra del cuore: il Boca Juniors, che diverrà un amore profondo e unico per re Diego. 

Giocherà un anno con gli xeneizes per poi ritornarci più avanti. Nonostante ciò vincerà il campionato di apertura del 1981 segnando 28 gol su 40 partite. Ma il calcio è fatto pure di storie di mercato, accordi, problemi economici che portano Maradona lontano dal suo Boca. I colori della Bombonera rimarranno tatuati nel cuore di Diego e questo sarà solo un arrivederci.

Maradona sbarca in Europa, a Barcellona

Che Maradona sia ormai un giocatore fuori dal comune è ben chiaro a tutti già da qualche anno. Come tutti i grandi calciatori sudamericani, anche per lui arriva il momento della definitiva gloria, calcistica ed economica, nel panorama più affascinante ed importante al mondo, ovvero quello europeo. A contenderselo sono diverse squadre. 

Motivo per il quale l’esborso da tirare fuori per accaparrarselo segnerà un record per il periodo storico: a spuntarla infatti sarà il Barcellona con un assegno da 5,9 milioni di dollari all’Argentinos, 2,3 al Boca e 5,5 a Maradona che firma un contratto di sei anni. Contratto che non porterà a termine per il pessimo rapporto che vivrà con squadra e città, con un ambientamento che non avverrà mai.

Il primo anno rimane vittima di epatite che lo terrà fuori gran parte della stagione; nella seconda un gravissimo infortunio lo terrà nuovamente fuori dai giochi a lungo: Goikoetxea gli rompe la caviglia in 3 punti. Proprio in questo periodo di tristezza, disagio e sfortuna che prende il via l’uso della cocaina. Torna per la fine della stagione e nella finale di Coppa, persa in favore dell’Athletic Bilbao, incontra nuovamente Goikoetxea, il macellaio. Si vendicherà con una rissa che rimarrà nella storia del calcio, come una delle pagini più tristi. Si conclude così la parentesi Barcellona.

A Napoli Maradona diventa Re

Maradona ha perso la gioia di giocare e vivere di calcio. A Barcellona non si è sentito capito ma piuttosto abbandonato al proprio destino. Nel momento in cui decide di cambiare, tra le varie opzioni che ha a disposizione, un peso fondamentale lo gioca l’ambiente.

Da questo punto di vista, nessuna piazza può garantire lo stesso calore di Napoli. Che per clima, passione e voglia di rivalsa non ha rivali. Solo qui sa che potrà sentirsi nuovamente a casa. Già a maggio del 1984 inizia a farsi largo la voce che vuole il Napoli interessata al campione argentino.

Un’intera città va in visibilio. Alle elezioni comunali si contano circa 25.000 schede nulle che avevano come preferenza proprio Maradona. Tutti i bambini nati in quel periodo vengono chiamati Diego Armando, inaugurando una tradizione che proseguirà negli anni. 

L’acquisto di Maradona diventa una vera e propria telenovela che si trascina per mesi, concludendosi il 5 luglio 1984. Alla presentazione al San Paolo si presentano 60.000 spettatori festanti. Dopo le prime apparizioni e il primo gol alla Casertana su rigore, arriverà la prima magia contro il Pescara: rovesciata e Napoli ai piedi di Maradona.

La città ha un nuovo Re, che di nome fa Diego Armando.

Maradona guida il Napoli in Italia e in Europa

Prima di Maradona, il Napoli non competeva per le posizioni d’alta classifica. E anche i primi anni di Re Diego non portano trionfi. Si assiste però ad un’inversione della rotta. Una sorta di assestamento verso la squadra che verrà, che guidata da Re Diego, salirà in vetta al campionato italiano qualche anno più tardi, sino ai palcoscenici più prestigiosi d’Europa.

Già nel 1985 il Napoli conclude il campionato al terzo posto, impreziosito dalla vittoria al San Paolo sulla Juventus di Platini. Una sorta di passaggio di consegne tra la campione d’Italia di quell’anno, la squadra bianconera, e gli azzurri di Napoli che prenderanno lo scettro l’anno successivo.

È il 9 novembre 1986, infatti, ancora Juventus contro Napoli, stavolta a Torino. Vincono nuovamente i napoletani, guidati da Maradona, che staccando i bianconeri si prenderanno la vetta del campionato e non la molleranno più. 

Arriverà cosi il primo scudetto, storico, del Napoli. Festeggiato il 10 Maggio 1987, al San Paolo, dopo Napoli-Fiorentina. Per Napoli lo scudetto vale molto più di un semplice titolo sportivo: è il riscatto del Sud, troppo spesso bistrattato e dimenticato da chi di dovere. I festeggiamenti in città durano per settimane e per una volta tutti i problemi quotidiani passano in secondo piano.

Il Napoli però non si ferma qui: arriverà una Coppa Italia nella stessa stagione, la Coppa Uefa nell’1988-89 e ancora un altro scudetto nel 1989-1990. A impreziosire ancor di più questi titoli, il suo apporto: in 7 stagioni, di cui 5 con la fascia da capitano, giocherà 259 partite realizzando 115 gol: il primo in Coppa Italia, Napoli-Arezzo 4-1; l’ultimo il 24 Marzo 1991 in un Sampdoria-Napoli vinta dai blucerchiati per 4-1.

La seconda pelle di Maradona: la Nazionale

Una menzione a parte la merita la Nazionale. Sin da bambino Diego Armando Maradona non aveva fatto mistero di quali fossero i suoi sogni: giocare, appunto, un Mondiale e diventar campione. Se nel 1978 subisce la sua prima delusione per l’esclusione dal Mondiale, poi vinto, da parte del ct Menotti, il “Pibe de Oro” riuscirà ugualmente a scrivere pagine importanti nella storia della Nazionale albiceleste.

Vincerà infatti il Mondiale Under 20 1979 che si disputa in Giappone, ma ancor più importante sarà l’impronta che lascerà nel mondiale vinto con la Nazionale maggiore nel 1986. Praticamente da solo. Praticamente contro il Mondo intero. Su tutte, rimarrà nella storia la partita contro l’Inghilterra, per i connotati politico – storici dell’epoca, del 22 giugno 1986 nello stadio Azteca.

Questa partita rappresenta il Manifesto di ciò che è stato Maradona: genio e sregolatezza. Imprevedibilità e lampi di genio: due i gol segnati che consegneranno la vittoria all’Argentina. Uno in azione solitaria, partendo dalla difesa, che lo vide dribblare un’intera squadra avversaria prima di concludere in rete. Quindi il famoso gol di mano, da lui ribattezzato “Mano de Dios”, con la quale scavalca il portiere, non potendoci arrivare di testa.

Da solo, con genialità e furbata, sul tetto del Mondo con quella che ha sempre rappresentato per Diego una seconda pelle. La responsabilità di rappresentare un popolo intero che dal basso è riuscito a guardare tutti arrivando in alto. Pelle che cercheranno di strappargli ai Mondiali in Usa ’94, in malo modo, secondo modi e tempi che ancora oggi sanno di bluff. 

Maradona nel cuore della gente

La verità è che per quello che ha fatto in campo, con la sua classe innata e le sue gesta mai viste, né prima né dopo, Maradona ha riscritto i connotati del calcio e dello sport. Diventando per molti suoi tifosi un simbolo di rivalsa, di rivincita nei confronti di una vita non sempre facile e benevola.

Una divinità quasi, da idolatrare mischiando sacro e profano: soprattutto per quella mano e quel piede di Dio, con i quali ha riscritto la storia di Napoli e dell’Argentina nella storia dello sport e non solo.


Scopri Dalvin Market

Il nostro team è sempre al lavoro per scovare i migliori prodotti (marche e prezzo), filtrare le vere opportunità di mercato, consigliarti i prodotti dei migliori brand e gli articoli del momento, ogni giorno.

Iscriviti subito al canale Telegram Dalvin Market e non perdere il prossimo affare!

Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Potrebbe Interessarti anche:

Sticky Post

Cos’è Amazon Warehouse? Ti stai chiedendo come sia possibile che nella playlist quotidiana di Dalvin Market si trovino articoli con sconti fino al 90%?...

Deals

Amazon si sta impegnando sempre di più per rendere gli acquisti nel proprio marketplace più semplici e comodi per gli acquirenti, introducendo finalmente la...

Deals

Immagina: un’auto a noleggio con la semplicità di un acquisto su Amazon! Vorresti un auto a noleggio che ti garantisca: Burocrazia quasi nulla Costi...

Tech Life

In questo approfondimento parleremo di Telegram: Servizio di messaggistica istantanea con oltre 400 milioni di iscritti (ad oggi) e che registra un incremento di...

Copyright © 2020 powered by Dalvin. Dalvin.it: approfondimenti, guide e consigli su come risparmiare sul web. Ottimizza le tue spese, risparmia con noi! In qualità di Affiliato Amazon, ricevo un guadagno per ciascun acquisto idoneo. Tutti i marchi, registrati e non, e altri segni distintivi presenti nel sito appartengono ai legittimi proprietari e non sono concessi in licenza né in alcun modo fatti oggetto di disposizione, salvo espressamente indicato.

Scroll Up