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Hidetoshi Nakata: il calciatore giapponese più famoso dopo Holly e Benji
Hidetoshi Nakata: il calciatore giapponese più famoso dopo Holly e Benji

Sports Legends

Hidetoshi Nakata: il calciatore giapponese più famoso dopo Holly e Benji

Il calcio, a cavallo tra la fine degli anni ’90 e gli inizi del nuovo millennio, ha visto imporsi due calciatori su tutti come vere e proprie miniere d’oro del marketing. Parliamo del brasiliano Ronaldo, il Fenomeno, e dell’inglese David Beckham, veri e propri catalizzatori di interesse. 

Ebbene, nello stesso arco di tempo, dall’altra parte del mondo, è esploso un altro calciatore ancora, destando altrettanti interessi e visibilità. La sua stella, nel firmamento calcistico, è durata molto meno e chiaramente non ha avuto la stessa intensità. 

Viene ricordato, tuttavia, come il primo calciatore d’Oriente ad aver impressionato per la sua classe. Dal 1998 al 2002 è stato inserito nella lista dei 50 candidati al Pallone d’Oro. Nel 2004 è stato inserito da Pelé nel FIFA 100, la lista dei più grandi calciatori della storia ancora viventi. Diego Armando Maradona ha detto di lui:

«Se tutti i giapponesi cominciassero a giocare come lui, dovremmo iniziare a preoccuparci. Sa cosa vuol dire toccare la palla, tirare, dribblare… Meno male che per il momento i giapponesi si occupano d’altro…» 

Maradona su Hidetoshi Nakata

Signore e signori, stiamo parlando di Hidetoshi Nakata, uno dei giocatori giapponesi più forti di sempre. Chiaramente dopo Olliver Hutton e Benji Price.

Gli inizi di Hidetoshi Nakata

Hidetoshi nasce a Yamanashi, a due ore da Tokyo, il 22 gennaio 1977. La sua famiglia lavora nel settore informatico. Lo stesso Nakata, qualche anno fa, ha raccontato che se non avesse intrapreso la carriera sportiva, il suo interesse sarebbe stato probabilmente legato al mondo scientifico/finanziario: 

“A diciotto-diciannove anni mi ritrovai di fronte il classico bivio: università o pallone. Scelsi il pallone. Avessi proseguito gli studi, avrei optato per una facoltà scientifica. Con i numeri non ho mai avuto problemi.” 

Nakata sulla scelta professionale

Il destino di Hidetoshi Nakata però è decisamente un altro. Del resto il suo rapporto con il calcio inizia all’età di nove anni, come lui stesso racconta:

«Cominciai a giocare a pallone all’età di nove anni. Fu la scuola a indirizzarmi su questa strada. Eravamo molti ragazzini e un solo campo. Così, ci toccava fare i turni. Mi capitò di giocare anche all’alba, alle cinque o alle sei del mattino». 

Nakata sulla sua infanzia

Il mito di Nakata nasce dunque scuola. Proprio qui, non ancora quindicenne prese parte delle rappresentative scolastiche. Giocherà in questi anni nell’Hokushun Boys, passando poi al Kofu Kita, al Nirasaku e infine al Bellmare Hiratsuka. Qui esordisce trai grandi nel 1995, collezionando 85 presenze e 16 reti totali, tra cui quella del decisivo 2-1 nella finale della Coppa delle Coppe dell’AFC 1995-1996, primo titolo conquistato in carriera.

Nel gennaio 1996 fa uno stage a Torino, in casa della Juve. Hidetoshi ha diciannove anni e molto freddo: le foto dell’epoca lo ritraggono con calzamaglia e guanti neri. Conosce Del Piero, Vialli, Peruzzi, Ferrara, Lippi. Capirà subito che il calcio dall’altra parte del mondo è una cosa seria e diametralmente diverso da quello che ha sempre vissuto a casa.

Non se ne fa nulla, ma Nakata realizza che il suo desiderio è quello di confrontarsi con giocatori del genere. Quello che ancora non sa è che l’attesa non sarà lunga: altri due anni e si ritroverà catapultato nel calcio che conta.

La vetrina di Hidetoshi Nakata

A diciannove anni è convocato dalla Nazionale olimpica: nessun giapponese under 20 prima di lui aveva avuto l’opportunità di partecipare alle Olimpiadi. In Nazionale cominciano a rendersi conto delle sue doti, quando a fine 1997 il Giappone si qualifica per la prima volta ai mondiali, grazie soprattutto al suo talento. 

Gli uomini del ct Okada, infatti, riescono a raggiungere il play-off decisivo contro l’Iran, ultimo avversario prima di un traguardo storico. A questo punto la partita più importante si svolge nel segno di Nakatail talentuoso numero 8 è l’ispiratore delle tre reti giapponesi, e il Giappone riesce per la prima volta nella sua storia a qualificarsi per i Mondiali. L’impatto sulla nazione è potentissimo.

Nel ‘98, prima della manifestazione iridata in Francia, si aggiudica la Dynasty Cup, competizione che vede la partecipazione di Giappone, Corea del Sud, Cina e Hong Kong.

«Tre avversari saltati in dribbling in piena area cinese, passaggio smarcante al compagno Motohiro Yamaguchi che conclude a lato. É una delle tante perle esibite dal centrocampista giapponese Hidetoshi Nakata nel corso della Dynasty Cup, torneo del quale il talentoso numero 8 giapponese è stato eletto miglior giocatore. Un elemento davvero interessante, questo Nakata, il solo fra quelli visti a Yokohama che potrebbe fare la sua figura nel calcio europeo». 

Trafiletto del Guerin Sportivo sul giovane Nakata

L’invasione giapponese della Francia in quel giugno 1998 è a dir poco sorprendente, a dispetto delle misere prestazioni della squadra che valgono l’eliminazione e l’ultimo posto nel girone. Ma Nakata è icona di quella nazionale, con il numero 8 sulla schiena e i capelli colorati arancio fluo. Gli occhi di tutti i più importanti osservatori sono tutti su di lui.

Lo sbarco in Europa di Nakata

Tra tutte le pretendenti per il suo cartellino, la spunta in maniera a dir poco clamorosa il Perugia del patron Luciano Gaucci. Parliamo di una società il cui obiettivo stagionale era quello di una tranquilla salvezza nel campionato italiano. Altre squadre, molto più blasonate, avevano tentato il colpo. A prevalere però, due fattori determinanti: da un lato l’intuito calcistico e soprattutto di marketing del vulcanico Gaucci e dall’altro la ferma volontà di Nakata di giocare per una squadra del campionato italiano, all’epoca il più importante al mondo per prestigio e fama.

Con cinque miliardi del vecchio conio e una squadra di avvocati e traduttori impegnati nella lunga e complicata trattativa con i giapponesi, l’affare andò in porto per la gioia di tutti. Fra lo stupore, la curiosità e anche un po’ di scetticismo generale, l’avventura italiana di Nakata poteva avere inizio.

Per l’allenatore del Perugia, Ilario Castagner, Hidetoshi è una piacevole scoperta: e infatti tra i due c’è feeling. Per la famiglia Gaucci, è anche un bel business perché la città umbra viene inserita nei pacchetti dei tour operator. Così, le legioni disciplinatissime dei turisti nipponici si ritrovano nei loro circuiti, dopo la visita al Colosseo, la giornata ai Musei vaticani, il giro di Firenze e la mattinata in gondola nei canali di Venezia, anche Perugia, lo stadio «Curi» e una foto con Nakata.

La maglia Galex numero 7 del Perugia, ovvero quella di Hidetoshi Nakata va letteralmente a ruba nonostante le 130.000 lire per acquistarla.

L’impatto di Nakata sulla serie A

“Siamo a Perugia, ma sembra di essere a Tokyo”.

Varriale, commentatore Rai, Perugia-Juventus 13/09/1998

Sono le parole, consegnate alla storia della Serie A, pronunciate da Enrico Varriale in occasione del debutto di Nakata con la maglia del debutto, alla prima di campionato contro la Juventus, il 13 Settembre 1998 allo stadio Curi. 

Hidetoshi è in quel momento qualcosa di più di un giocatore. Rappresenta per il club una sorta di miniera d’oro. Allo stadio infatti, per assistere al match, sono presenti migliaia di giapponesi, giunti sino a li per vedere all’opera il proprio beniamino.

Nakata però non delude i suoi sostenitori e si scrolla un po’ di dosso l’immagine dell’oggetto misterioso. Al debutto, contro la regina della classe, si presenta con una doppietta. Inutile ai fini del risultato (4-3 per i bianconeri), ma utile a far capire a tutti che non si tratta di una mera strategia di marketing.

E per chi fosse ancora scettico, realizza altre otto reti, tra cui la rovesciata contro il Piacenza, che portano il Perugia alla salvezza e al giapponese il titolo di rivelazione del campionato.

Nakata però non rappresenta la classica star del calcio, che ama i riflettori e vive per tutto questo. Egli rimane quasi impassibile al clamore che gli si crea attorno, conscio che per lui il calcio è lo sport che sempre ama, ma al tempo stesso un lavoro da onorare con la massima professionalità.

Il secondo anno a Perugia inizia così come era finito il primo: segna nelle gare di Intertoto e anche in campionato, dove però diventa più un assist-man. Le sue giocate sono sempre rapide, belle da vedere ma efficaci. Egli non è più solo il giapponesino dai capelli in tinta arancione, oggetto di curiosità. In un anno è mezzo è divenuto oggetto del desiderio dei più importanti club: su tutti la Roma. 

Il passaggio alla Roma di Nakata

Tra i suoi massimi estimatori c’è Fabio Capello che aveva premuto parecchio con la proprietà del club giallorosso per arrivare al gioiello nipponico. Non essendoci riusciti in estate, i giallorossi si fiondano su Nakata durante il mercato invernale. Capello è ancora convinto dell’importanza che può rivestire Nakata nel suo progetto, malgrado la sua posizione in campo sia la stessa di un certo Francesco Totti. 

Capello, però ha in mente una nuova posizione in campo per il giovane Hidetoshi. Egli lo vede benissimo davanti la mediana a rifornire di fantasia quella zona nevralgica del campo, in modo da  ripartire con più velocità e classe l’azione.

Per convincere Nakata della bontà del suo progetto, i due si vedono, in una fredda sera di dicembre, in un ristorante di Chianciano. Leggendario diventerà l’undici composto con le briciole di un grissino dal tecnico friulano. Tu giocherai qui, nel ruolo che fu del grande Falcao”, dice a un incredulo Nakata indicando la briciola che si muove come vertice basso del centrocampo.

Il Patron Sensi sborserà per lui 30 miliardi di lire più il cartellino di Alenichev, per la gioia di Capello e ancor prima Luciano Gaucci, che ha visto incrementare esponenzialmente l’investimento fatto appena un anno e mezzo prima. Il 14 Gennaio 2000 Nakata è ufficialmente un giocatore della Magica Roma.

Giocherai nel ruolo di Falcao?”, gli chiedono i cronisti presenti il giorno del suo arrivo a Roma. “Mi dispiace, non so chi sia”, la risposta di Nakata. Di certo non avrebbe giocato nel suo ruolo naturale. 

Lo stesso Francesco Totti, si dice non fosse così entusiasta di un arrivo che si portava dietro tanto clamore, per il suo stesso ruolo. Basti pensare che le nuove maglie di Nakata furono messe in vendita in Giappone per 1.000 dollari. Inutile dire che furono tutte vendute. 

Il segno di Nakata a Roma

I primi 6 mesi di Hidetoshi Nakata sono conditi da 18 presenze, fra campionato e coppa e 3 gol. Non male come inizio, se ci si limita a considerare i meri dati numerici. Se si guardano le prestazioni il discorso però cambia: Nakata sembra perdersi nella sua nuova posizione in campo. Egli è troppo lontano dalle zone offensive dove ha sempre giocato. Si perde così la classe cristallina che lo aveva sempre contraddistinto, i passaggi rapidi e smarcanti e i gol da cineteca. Imbrigliato nella zona più dura del campo, finisce a dover gestire più contrasti allontanandosi troppo dalla sua naturale area di movimento. 

Come se non bastasse, lo scudetto va proprio alla Lazio. Per i giallorossi è un’estate di profondo cambiamento. L’obiettivo, non troppo velato, è quello di strappare ai cugini rivali di sempre, lo scudetto cucito nel petto. Per farlo, Sensi attingerà pesantemente al portafoglio acquistando. Arrivano infatti Samuel, Emerson e il colpo da 90: Omar Gabriel Batistuta.

La concorrenza in attacco diventa spietata: oltre al bomber argentino ci son sempre da considerare, infatti, Totti, Delvecchio e Montella. Come se non bastasse, la Roma ha pure 5 extracomunitari e le regole federali impongono di poter convocarne, tra panchina e titolari, soltanto 3.

Nakata inizia dunque a guardarsi attorno. Le offerte non mancano. Su di lui, infatti, ci sono le attenzioni di Atletico Madrid, Milan, Inter. La stessa Fiorentina propone uno scambio alla pari con il portiere Francesco Toldo. Nulla da fare: Capello lo vuole ancora in rosa.

Passa il ritiro solo in camera, a gestire il suo sito ed i suoi fan, e si prepara a iniziare una seconda stagione a Roma, consapevole del ruolo di comprimario. Gioca pochissime partite da titolare e finisce spesso in tribuna. Eppure, riuscirà ad entrare ugualmente nella storia del club.

Juventus – Roma: il sigillo di Nakata

La Roma sembra portare avanti il suo progetto nel migliore dei modi. In primavera, infatti si ritrova prima in classifica a sei lunghezze dai bianconeri, guidati da Ancelotti. A Torino, il 21 Aprile, va in scena il big match, che può chiudere o riaprire i giochi. Nakata fino ad allora ha giocato con il contagocce. Giusto in tempo per siglare un gol da cineteca nella sfida contro l’Udinese, con il Capitano squalificato.

Nei giorni che precedono il big match arriva la sentenza della Corte Federale che porta all’eliminazione della distinzione tra calciatori comunitari ed extracomunitari, aderendo – in ritardo – alla normativa comunitaria. In pochi se ne curano, almeno fino alla domenica successiva.

La Roma, infatti, può così schierare simultaneamente i suoi 5 extracomunitari ed è questo ciò che accade al Delle Alpi.

Nell’undici iniziale ci sono solo i soliti Samuel, Cafu e Batistuta ma, al minuto 59 e sul punteggio di 2-0 in favore della Juventus, Capello si toglie lo sfizio di mandare in campo Assunçao e Nakata. Il brasiliano sostituisce Cristiano Zanetti, il giapponese prende il posto di un incredulo Totti.

Al 78’ il numero 8 recupera la sfera a centrocampo, arriva sulla trequarti e tira in porta da più di 30 m. La palla non ruota neanche su sé stessa, si infila direttamente sotto la traversa alla sinistra di Van Der Sar. È una rete da sogno ma non basta.

È ancora poco. Troppo poco. Così al 90’ Nakata riceve palla da Candela, si coordina, cerca il palo opposto sempre dalla stessa posizione.

Il tiro è teso ma non imprendibile, il portiere olandese potrebbe quasi bloccarlo ma lo respinge proprio sui piedi di Montella. È il 2-2 che chiude la partita e consegna lo scudetto nelle mani di Fabio Capello.

Nakapito Nakaponzio noi c’avemo Nakata

A fine anno sarà proprio scudetto. I numeri incoronano Batistuta e Montella e Totti come goleador per i giallorossi. Per i tifosi giallorossi, tuttavia, uno degli artefici di quell’incredibile scudetto è proprio Hidetoshi Nakata con la sua prestazione superba a Torino.

Famoso il coro, creato ad hoc per lui dai supporters giallorossi:

“’Nakapito Nakaponzio noi c’avemo Nakata”

Coro degli ultras della Roma per Nakata

Per lui, una semplice partita giocata con la professionalità di sempre e che ha la stessa importanza di tante altre. Il ricordo di Totti:

Corro da Nakata per abbracciarlo e baciarlo, gli sono già addosso tutti, lui ha il consueto sorriso quieto, quasi si schermisce. Gli urlo nelle orecchie “Sei un mito Hide!”, più volte, e alla fine lui si volta, esclama “Grazie!” e poi si allontana, secondo me un po’ infastidito dal contatto fisico, dalla carnalità esibita di un gruppo di giocatori che hanno appena segnato il goal Scudetto e ora si abbracciano in uno stato di estasi”.

Francesco Totti racconta Nakata nella sua autobiografia

Stessa cosa per la festa scudetto dopo la sfida con il Parma:

“Canti e balli mi coinvolgono subito, brindo con tutti e resto stupefatto e divertito da Nakata che in quel caos si è seduto in un angolo e sta leggendo un libro. Un marziano”

Francesco Totti racconta Nakata nella sua autobiografia

In una recente intervista, lo stesso Nakata è tornato a parlare della rete siglata alla Juventus:

“Il gol alla Juventus me lo ricordano ancora tanti tifosi italiani quando mi vedono, soprattutto gli juventini. Sì, è stato uno dei momenti più belli della mia carriera, ma mi sorprende come ancora a distanza di vent’anni i tifosi si possano ricordare di un gol. Alla fine, hanno tutti stessa importanza. Rientra nel compito di un attaccante. Siamo pagati per questo. Ma credo di aver capito, a distanza di tempo, che quello ha avuto una valenza diversa per i tifosi.

Nakata sul suo gol alla Juventus

Il calcio di Nakata dopo la Roma

Lo spazio per Hidetoshi a Roma è sempre limitato. Fortissimo e riconosciuto da tutti, ma pur sempre alle spalle del Capitano nelle gerarchie di allenatore e piazza. Del resto, non può che essere così, se il confronto di vede accanto al simbolo di una città. Lascia la Roma con 40 presenze, 6 reti e uno storico Scudetto.

Per Nakata, ormai star consacrata nel nostro calcio, inizia una vera e propria asta. La spunterà il Parma per la cifra record di 60 miliardi di lire. Qui gioca due stagioni da titolare, risultando anche decisivo nella vittoria della Coppa Italia 2001/02 dei ducali, sempre contro la Juventus. Nella sua terza stagione in gialloblù ottiene molte meno presenze e a gennaio conclude la sua esperienza ducale con un bottino di 92 gettoni e 9 reti.

A gennaio viene spedito in prestito nella vicina Bologna nella quale trova grande continuità, siglando due reti nelle 17 volte in cui viene mandato in campo da Carlo Mazzone. All’alba della stagione 2004/05 viene ceduto dal Parma alla Fiorentina. Con i viola non sboccia mai l’amore e Nakata vive una stagione opaca, forse già con la testa al suo futuro lontano dal calcio. In totale ottiene 24 presenze senza mai trovare la via del gol. Nel 2005 lascia l’Italia e vola in Inghilterra per vestire la maglia del Bolton. Qui ottiene 32 presenze e sigla una rete, la penultima della sua carriera.

L’ultima, infatti, la segna con la maglia del Giappone nell’amichevole di preparazione al Mondiale 2006 contro la Bosnia. Con la maglia della Nazionale dei Samurai Blu Nakata ha giocato ben 77 volte con 11 gol.

L’addio di Hidetoshi Nakata

Il Mondiale 2006 è l’ultima competizione giocata da Nakata, dopo altri due Mondiali e tre Confederations Cup. Terminata la rassegna iridata vinta dall’Italia, a soli 29 anni Nakata annuncia, a sorpresa, l’addio al calcio.   Esso avviene ovviamente in grande stile, rispettando appieno quell’aurea tra il leggendario e il cinematografico che ha contraddistinto il suo personaggio. 

Infatti, il 7 giugno del 2008 a Yokohama organizza unapartita per il suo addio al calcio davanti a 63mila persone: le due squadre sono una selezione giapponese e una di All Star internazionali allenata da José Mourinho.

Singolare, come nel suo personaggio, i motivi dell’addio:

Ho smesso perché non mi piaceva più l’ambiente. Quando ho lasciato poi mi sono messo in viaggio. Ho girato in tutto il mondo, cento nazioni in tre anni. 

Dopo una carriera di soli hotel e stadi, volevo vedere nuovi posti. Ovunque mi riconoscevano non tanto perché fossi famoso io, quanto per la popolarità planetaria del calcio. Ho capito la grandezza di questo sport, la sua forza comunicativa. Mi sono detto: devo usarla per scopi benefici. Così ho creato una fondazione, dove lavoriamo con le Onlus locali. 

Inoltre, dovevo conoscere il mio paese. Mi chiedevano spesso del Giappone e io ne sapevo poco. Spesso mi vergognavo di questa mia ignoranza. Così decisi di scoprirlo a fondo, in questi anni l’ho setacciato tutto. Non il volto ipertecnologico delle città. Volevo conoscere quello della tradizione, del saper fare artigianale.

Dopo aver girato tutto il mondo, sono arrivato alla conclusione che se si viaggiasse di più ci sarebbero meno pregiudizi idioti e magari si capirebbe meglio se stessi”

Nakata sul suo addio al calcio giocato

Fino alla fine, Nakata, il giapponesino con i capelli arancioni venuto dal Sol Levante, cala il sipario con una profondità e una personalità fuori dagli schemi e dagli stereotipi classici dei calciatori.

Sayōnara Hidetoshi


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