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Gianfranco Zola: Una Magic Box dalla Sardegna al Regno di sua Maestà.
Gianfranco Zola: Una Magic Box dalla Sardegna al Regno di sua Maestà.

Sports Legends

Gianfranco Zola: Una Magic Box dalla Sardegna al Regno di sua Maestà.

Gianfranco Zola ha calcato i più prestigiosi campi di calcio tra la fine degli anni ’80 e i primi anni 2000. Partito dalla sua terra natìa, ha conquistato i tifosi del bel paese con la sua classe ed eleganza di gioco, sino ad arrivare a consacrarsi definitivamente in Inghilterra

Un pioniere, considerata la centralità del nostro campionato a livello mondiale. A lasciare il segno, oltre alla sua fantasia, la sua immensa umanità. Talmente grande da farlo insignire della più alta onorificenza per un cittadino straniero nel paese britannico.

Dalle parti di Stamford Bridge, storico stadio del Chelsea, il suo nome assume il sapore di leggenda. Ripercorriamone la carriera, tra aneddoti, interviste ed emozioni.

Gianfranco Zola, il piccoletto di Oliena

Gianfranco Zola nasce ad Oliena, il 5 luglio del 1966. I suoi genitori, Ignazio Zola e la signora Nennedda, persone d’altri tempi. Mettono il rispetto, l’etica e la buona educazione davanti a tutto. 

In un mondo che spesso non da il giusto risalto a tali valori, sono stati premiati, quindici anni or sono, con la targa “Carriera Esemplare Gaetano Scirea”, massimo esempio di valori associati al calcio. Proprio per dare un riconoscimento alle famiglie che stanno dietro ai grandi campioni, dando cosi un significato ai più giovani di quanto sia importante il lato umano prima di tutto.

Ed è proprio ad Oliena che il piccolo Gianfranco muove i suoi primi passi. Inizia infatti a dare i primi calci al pallone alla Corrasi di Oliena, per poi passare alla Nuorese, nel 1984. 

In questi anni risale il provino per il Cagliari, la più grande squadra sarda: il ragazzo verrà scartato per via del suo fisico, troppo minuto per gli addetti ai lavori

Un desiderio che gli rimarrà a lungo di traverso, ma che riuscirà a esaudire nel finire della brillante carriera.

Il primo contratto di Gianfranco Zola con la Torres

Il talento di Zola è però fin troppo evidente, così su di lui pongono gli occhi gli osservatori di un’altra importante squadra isolana: la Torres, la più antica rappresentativa di calcio sarda. Anni sicuramente duri, ma che servono da palestra per il giovane fantasista, come racconta egli stesso:

“Le difficoltà iniziali erano legate al fatto che dovevo crearmi una credibilità. Tutti dicevano che ero un buon giocatore, che avevo delle ottime capacità, però c’erano dei dubbi legati al fisico. In quel periodo ero piccolo e non ancora sviluppato muscolarmente: le riserve dei club erano legate a questo aspetto.

Tutto quello che facevo doveva essere fatto molto meglio degli altri e se ciò da una parte mi ha sfavorito, dall’altra è stato un vantaggio, perché mi ha imposto più rigore e più spirito di sacrificio“.

Gianfranco Zola a gianlucadimarzio.com 

Già in questi anni, ancora giovanissimo, si mette in luce sia per la sua classe innata, che lo porta a giocate fuori dal comune, sia per il suo comportamento esemplare, dentro e fuori dal campo.

Nei tre anni alla Torres, arriveranno dapprima una promozione in C1, quindi due ottimi campionati nella stessa serie. Uno dei quali per poco non vinto e culminato con la salita in B. Alla fine saranno 88 presenze, condite da 21 gol e una sfilza impressionante di assist. Numeri che per un ragazzo di appena 22 anni, non possono certo passare inosservate. Su di lui infatti si fionda uno dei più acuti dirigenti d’Italia: Luciano Moggi. Per Gianfranco si aprono le porte del San Paolo. Ad attenderlo il Napoli di Diego Armando Maradona.

Gianfranco Zola: la tappa a Napoli

Per Zola, a 22 anni, si apre un mondo totalmente nuovo. Il passaggio dalla serie C alla serie A. Il campionato più importante al mondo che vedeva i migliori calciatori in circolazione in quasi tutte le squadre del campionato. A Napoli, nello specifico, a dargli il benvenuto uno dei più forti calciatori di sempre: Maradona.

Dicono che al suo arrivo, Re Diego abbia detto sorridendo: “Finalmente uno più basso di me”. In realtà, Maradona sarà per lui un esempio e un maestro di calcio. Le sue movenze, il suo modo di stare in campo, i lampi di genio saranno fonte di ispirazione per il giovane fantasista sardo. Zola stesso ne riconosce l’importanza per la sua formazione calcistica. 

Zola stesso racconta il suo arrivo nella città partenopea:

Ero il classico ragazzo che arrivava dal calcio di provincia e si trovava catapultato in una realtà totalmente diversa, nel calcio che conta. Ero arrivato suscitando una certa curiosità e interesse e la mia più grande fortuna è stata di approdare in una squadra dove c’erano dei campioni straordinari come Maradona, Careca, Alemao, Ferrara. Maestri eccezionali, tutta gente di grandissimo spessore qualitativo, tecnico e umano. 

Gianfranco Zola a gianlucadimarzio.com

L’aspetto più importante però arriva dopo, quando si sofferma sull’atteggiamento e l’attitudine verso il nuovo percorso, di certo difficile e impegnativo:

“L’altra mia fortuna è stata arrivare lì con lo spirito giusto, con la giusta attitudine: questo mi ha permesso di trarre il massimo dalla grande opportunità che mi era stata data“.

Gianfranco Zola a gianlucadimarzio.com

L’investitura di Maradona

Gli anni al Napoli sicuramente rappresentano l’esplosione del genio e della classe di Gianfranco Zola. Alla sua giovane età, con educazione e rispetto, riesce a farsi largo in mezzo ad una squadra di campioni e a dare il suo contributo per uno storico scudetto.

La data relativa alla sua investitura, da parte proprio di Diego Armando Maradona è il 3 Dicembre 1989. Il fuoriclasse argentino parte dalla panchina per un leggero infortunio. Al suo posto, con la sua maglia numero 10, proprio il 23enne Gianfranco Zola.

Egli non solo non accusò alcuna pressione, ma addirittura gioco una partita straordinaria mettendo pure il suo sigillo: tiro a giro proprio sotto l’incrocio dei pali per il 2-0 finale a chiudere la partita. Nei minuti finali, proprio il cambio con Maradona, che accolse il giovane sardo con un caloroso abbraccio, invitando quindi il pubblico ad applaudire il giovane campioncino. Adesso Gianfranco ha tutti gli occhi su di sé.

Sempre lo stesso anno realizzerà un’altra rete ancor più decisiva ai fini dello scudetto. Marzo, gara tiratissima contro il Genoa sempre al San Paolo. In pieno recupero la sblocca proprio lui con una mezza rovesciata che regalerà la vittoria agli azzurri.

Soprattutto punti che servirono a tenere a debita distanza il Milan e valsero alla fine lo scudetto per il Napoli:

Vincere uno scudetto a Napoli, ne vale almeno dieci vinti altrove. Quel trionfo lo porto ancora nel cuore e ha avuto un significato straordinario, a suo modo storico. I festeggiamenti del tricolore a Napoli ti restano dentro e te li porti dietro per sempre.”

Gianfranco Zola sullo scudetto vinto a Napoli

Lo stesso Maradona, al suo addio disse:

“Non vi occorre un nuovo numero 10. Lo avete già. Il Napoli ha Gianfranco Zola.”

Diego Armando Maradona sul giovane Gianfranco Zola

I trionfi a Parma di Gianfranco Zola

La parentesi a Napoli, dopo quattro stagioni importanti, nel 1993 a seguito di un periodo economico poco felice per il club. Con uno Scudetto, una Supercoppa Italiana e 36 gol, Gianfranco è pronto a ricominciare da Parma, club in ascesa del calcio italiano. 

Cifra importantissima quella spesa dai ducali per le prestazioni del campione sardo: 13 miliardi di lire. I tifosi del Napoli non ci stanno e lo accusano di tradimento. 

Era la società a dover far cassa e ad avermi costretto alla cessione. Tant’è che oltre a me cedettero pure Ferrara e Fonseca. Non ho tradito nessuno, anche se hanno voluto farlo credere. Più semplice così.”

Con il Parma giocherà alcune delle sue migliori stagioni da calciatore, che gli valsero la Supercoppa Uefa 1993 e la Coppa Uefa 1994-1995, consacrandolo definitivamente come uno dei più importanti giocatori del panorama mondiale. Anche in campionato il suo rendimento rimane altissimo, con la squadra ducale che sfiora pure lo scudetto.

Nel 1995 concluderà la sua grande annata al sesto posto nella classifica finale del Pallone d’Oro.

Nel 1996, con l’arrivo di Carlo Ancelotti e del suo sacchiano 4-4-2, il rendimento di Zola cala vistosamente a causa di una posizione in campo non consona alle sue caratteristiche. Da trequartista/seconda punta viene infatti spostato ad ala di centrocampo. 

Il ciclo a Parma è giunto al termine ed è qui che arriverà una scelta drastica, quasi rivoluzionaria per l’epoca, che ne segnerà la carriera: sbarca in Premier League, alla corte del Chelsea.

Un sardo nel Regno di sua Maestà

Gianfranco Zola prende dunque una decisione non comune per l’epoca. Nel periodo in cui tutti i campioni volevano calcare i campi del nostro paese, nettamente il più prestigioso, Gianfranco Zola sceglie di seguire le orme di un altro connazionale, anche lui precursore in questo senso: Gianluca Vialli.

Insieme all’ex attaccante bianconero e all’ex milanista Ruud Gullit formano un attacco straordinario che riscriverà la storia del club londinese.

Con l’umiltà e la levatura morale che lo contraddistinguono, Zola si porge nella sua nuova sfida con la mentalità di chi ancora deve dimostrare il suo valore. Lavora duramente per inserirsi nel nuovo campionato più fisico rispetto a quello italiano e per adattarsi alle volontà dell’allenatore.

Il resto, chiaramente lo fa la sua classe innata e la sua fantasia che lo ergono a uno dei più talentuosi calciatori italiani degli ultimi trent’anni. Già al termine della prima stagione, con la Coppa d’Inghilterra in bacheca, verrà eletto come miglior giocatore della stagione inglese.

I tifosi inglesi coniano subito per lui il soprannome più adatto: Gianfranco diventa Magic Box. La scatola magica dalla quale fuoriescono le magie più strabilianti del calcio. Ogni partita è frutto di spettacolo, giocate d’alta classe. Intuizioni geniali e gol dalla rara bellezza. Stamford Bridge diventa in ben che non si dica il Teatro di Gianfranco Zola.

Con i Blues arriveranno ancora: una Coppa di Lega Inglese, una Coppa delle Coppe e la Supercoppa UEFA.

Nella finale di Coppa delle Coppe, contro lo Stoccarda, in particolare, è protagonista assoluto. Entrato in campo solo nel secondo tempo, Zola impiega soltanto 20 secondi per siglare il gol che vale la prestigiosa competizione europea.

Manifesto di Gianfranco Zola al Chelsea

Nelle stagioni a seguire, altalenando annate con più presenze ed altre vissute meno da protagonista, Zola non mostra mai alcuna polemica nei confronti dell’allenatore di turno o della società. Si mette sempre al servizio della squadra, contribuendo con i suoi gol spesso decisivi alla vittoria delle competizioni. 

La correttezza e la lealtà sportiva diventano le peculiarità alle quali i tifosi londinesi si innamorano di più.

In questa fase arriva il suo più bel gol della carriera: 16 Gennaio 2002, partita di Coppa d’Inghilterra. Il Chelsea affronta il Norwich. Su un’azione di calcio d’angolo il pallone arriva verso a Zola sul primo palo. Egli, in corsa verso la sfera salta lasciando scendere leggermente la palla a mezz’aria. Proprio qui, colpisce la palla col tacco destro facendola passare sotto la gamba sinistra, infilandola in rete tra l’incredulità dei compagni e degli avversari.

Straordinaria la reazione dei tifosi: esultanza istantanea al gol di Gianfranco Zola, alla quale fa seguito una seconda molto più fragorosa non appena si rendono conto, nel maxi-tabellone luminoso durante il replay, del gol di incredibile bellezza messo a segno dal calciatore italiano. 

Una perla dalla difficoltà notevole, resa semplice e possibile dalla classe di Gianfranco.

L’onorificenza di Gianfranco Zola

Nel 2002 il Chelsea cambia proprietà. È una svolta storica perché il nuovo proprietario è il magnate russo Abramovic che investirà ingenti capitali nella squadra, portandola nel giro di qualche anno sul tetto d’Europa.

Al termine della stagione 2002-2003, dove Gianfranco Zola si è ripreso il posto da titolare e soprattutto da protagonista, il magnate russo gli propone un rinnovo faraonico. 

Zola rappresenta la storia del Chelsea e come tale va preservato. Egli però ringrazia ma rifiuta. Sa che il suo tempo a Londra è finito e sente di dover iniziare una nuova ed entusiasmante sfida, a discapito dei soldi proposti a Londra e in tutta Europa: tornare a casa e dare il suo contributo al Cagliari.

Nel 2004 viene indetta una votazione tra i tifosi del Chelsea per scegliere il giocatore più rappresentativo della storia del Club. A vincere è proprio Gianfranco Zola, nel cuore dei tifosi per la sua classe e la sua umanità fuori dal comune.

Per questo, la regina Elisabetta II, per mezzo di un suo ambasciatore, lo insignisce nello stesso anno della più alta onorificenza che si può dare a un civile straniero nel regno: Membro dell’Ordine Britannico di sua Maestà la Regina Elisabetta II per i suoi valori civili nello sport.

Ultima sfida di una straordinaria carriera: Cagliari

Come già detto, nonostante una carriera straordinaria condita da successi nazionali e internazionali, nel cuore di Gianfranco Zola è rimasto ugualmente quel desiderio che aveva da adolescente: indossare la maglia del Cagliari.

Il Cagliari in quel periodo storico competeva in serie B con l’obiettivo di risalire in serie A. Malgrado offerte irrinunciabili e palcoscenici più prestigiosi, la scelta di Zola ricade proprio sul Cagliari, che adesso non rifiuta più l’aiuto del grande Campione qual è diventato.

La sua classe e il suo estro sono chiaramente fuori categoria e infatti al primo anno con la maglia dei Sardi, Gianfranco Zola riesce nel suo intento di riportare la squadra in Serie A. Qui, chiuderà il cerchio di una carriera unica e importantissima. Trascinerà ancora una volta i sardi verso il loro obiettivo stagionale, la salvezza, chiudendo il campionato e la carriera con una doppietta, su punizione, alla Juventus. Tra gli applausi di gente come Buffon e Del Piero.

Esempio di una classe fuori dal comune e di un comportamento esemplare, lascia il calcio dopo aver donato a tifosi di tutta Europa gioia, classe e reti di straordinaria fattura: Gianfranco Zola, il piccoletto sardo che ha conquistato Napoli, Parma, Cagliari e il Regno di sua Maestà


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