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Gaetano Scirea: Quando l'uomo supera il calciatore e diventa Leggenda
Gaetano Scirea: Quando l'uomo supera il calciatore e diventa Leggenda

Sports Legends

Gaetano Scirea: Quando l’uomo supera il calciatore e diventa Leggenda

Gaetano Scirea è stato indubbiamente uno dei più forti calciatori di tutti i tempi. Protagonista di un calcio romantico che induce sempre più nostalgia, Scirea ha ricoperto il ruolo di Libero, ultimo baluardo fra la linea difensiva e l’estremo difensore. Il tutto con una classe, un’eleganza e una lettura di gioco che lo hanno reso il più alto rappresentante nel ruolo. 

Eppure il suo ricordo, ancora oggi a 31 anni dalla sua scomparsa, è legato più alla sua figura umana così tanto impregnata di sani valori, quali la lealtà, la modestia, la sportività e la correttezza. Valori che lo hanno contraddistinto nella sua breve vita in maniera cosi netta da scavare un solco profondissimo nella memoria collettiva. 

La sua morte resta una ferita ancora aperta. L’uomo che è stato, è invece un esempio da seguire che lo innalza a leggenda.

La scomparsa di Gaetano “Gai” Scirea 

Sono le 12:50 del 3 settembre 1989 nei pressi di Babsk quando ha luogo il tragico incidente. 

Scirea si trova in Polonia, dove la sera prima aveva visionato la prossima avversaria di coppa della Juventus (nella sua nuova veste di viceallenatore, al fianco di Dino Zoff), il Gornik Zabrze. A bordo di una vecchia Fiat 125 sta per fare ritorno a Varsavia, dove avrebbe preso il primo volo per Torino. Con lui l’autista, un dirigente del Gornik e un interprete.

È una brutta giornata di pioggia. Il tempo stringe e la strada poco asfaltata rende il tragitto impervio. L’autista, allo scopo di recuperare tempo sulla tabella di marcia non esita a sorpassare due tir senza valutare correttamente il pericolo rappresentato dal furgone che sopraggiunge sull’altra corsia. 

L’impatto è mortale perché l’urto manda in fiamme le taniche di benzina che l’autista ha messo nel bagagliaio, come emergenza. Abitudine allora molto diffusa in Polonia dove il carburante scarseggiava e, per evitare lunghe code ai distributori, molti automobilisti portavano, incuranti del tremendo pericolo, una loro scorta. 

Gaetano Scirea viene dichiarato clinicamente morto nella sala di pronto soccorso dell’ospedale di Rawa Mazowiecka. 

Nel tremendo impatto, insieme a Scirea, perderanno la vita l’interprete ventisettenne e l’autista. Il dirigente polacco se la caverà con qualche ferita. Nell’incidente era stato sbalzato dall’abitacolo dell’auto, preservandolo dal rogo.

L’annuncio in diretta tv di Sandro Ciotti

La Juventus la domenica del 3 Settembre 1989 aveva espugnato il Bentegodi, battendo il Verona 4-1 ma quella data rimarrà alla memoria per altro. La sera, milioni di tifosi e sportivi erano davanti la tv per il consueto appuntamento con la Domenica Sportiva, condotta da Sandro Ciotti. Ed è proprio lo storico giornalista romano a dover interrompere in diretta la trasmissione per dare l’annuncio che nessuno avrebbe mai voluto sentire:

“Scusate. Dobbiamo interrompere la selezione delle partite di Serie A per una ragione tremenda. È morto Gaetano Scirea, in un incidente stradale avvenuto in Polonia, dove si era recato per seguire la squadra che sarà la prossima avversaria della sua Juventus nella coppa”

Sandro Ciotti, giornalista Domenica Sportiva

Fra lo sgomento e l’incredulità dei presenti, fra tutti l’amico e compagno di mille avventure nella Juventus e in Nazionale Marco Tardelli che lascerà lo studio di li a breve, ancora Sandro Ciotti che ne sottolineerà la grandezza:

“Inutile spendere parole su un uomo che si è illustrato da solo per tanti anni su tutti i campi del mondo e ha conquistato un titolo mondiale con pieno merito. Soprattutto era un campione non soltanto di sport ma di civiltà”.

Sandro Ciotti, giornalista Domenica Sportiva

Di quel giorno il figlio Riccardo Scirea, allora dodicenne, ricorderà:

“Era stata una domenica di fine estate al mare, di quelle che sfrutti al massimo perché sono le ultime e poi arriva la scuola. I bagni, la pizzetta, il gelato, il pallone. Soprattutto il pallone. Ero contento. Quando alla sera mi sedetti con i miei nonni sul divano per vedere alla “Domenica Sportiva” come aveva giocato la Juve, non immaginavo che la mia infanzia era già finita da qualche ora.”

Riccardo Scirea, figlio di Gaetano

I primi passi nel calcio di Gaetano Scirea

Nato a Cernusco sul Naviglio, sul milanese, il 25 Maggio 1953 da padre siciliano e madre lombarda, entrambi operai alla Pirelli, muove i primi passi nel gruppo sportivo “Serenissima” di Cinisello Balsamo. Da qui viene notato dai dirigenti dell’Atalanta che lo aggregano alla formazione Primavera

Dopo i primi inizi come attaccante, viene prima arretrato a centrocampista e successivamente a libero dall’allenatore Castagner, che ne intuisce il senso di posizione e le doti difensive.

Il battesimo e la benedizione le riceve nel 1972 allo Stadio Sant’Elia di Cagliari nientemeno che da Gigi Riva, contro cui esordisce in Serie A con la maglia dell’Atalanta. Al termine di un 0-0 combattutissimo grazie anche ad una sua prestazione maiuscola, sarà proprio Rombo di Tuono a tesserne le lodi:

“Quel taciturno come me lì, ne farà di strada”

Gigi Riva, 1972.

Il passaggio alla Juventus

Nel 1974 il grande balzo. Viene pagato 750 milioni di vecchie lire oltre ai cartellini di due giocatori e a una comproprietà. A trattativa finita, il presidente atalantino Achille Bortolotti dirà al suo omologo Giampiero Boniperti:

Questo ragazzo te lo porto io personalmente a Torino. Che sia un campione dovrà dimostrarlo; che sia un grande uomo posso già garantirtelo io. Vedrai che come lui non ne hai mai visti e mai ne vedrai.”

Achille Bortolotti, Presidente Atalanta 1974

Il primo giorno di ritiro, il 29 Luglio, l’emozione fu talmente tanta che non riusciva a scendere dall’auto del fratello Paolo per varcare il cancello del campo e unirsi a cosi tanti campioni affermati.

Con la Juventus vincerà 7 scudetti, 2 coppe Italia, Coppa campioni, Coppa Uefa, Coppa delle Coppe, Super Coppa Uefa, Coppa Intercontinentale. Ai quali si aggiunse il Mondiale in Spagna del 1982 con la Nazionale Italiana. Praticamente tutto ciò che un calciatore può solo ambire di poter conquistare: tutti i titoli esistenti.

Primo calciatore italiano insieme ad Antonio Cabrini a vincere tutti i trofei internazionali. 

Il carattere di Gaetano Scirea

Ogni successo accumunato dalla stessa inconfondibile lealtà: su 700 partite giocate in carriera (di cui 563 in bianconero), mai nessuna espulsione. Record ineguagliabile soprattutto per il ruolo svolto, che richiede spesso una cattiveria agonistica eccessiva. Una carriera contraddistinta dalla sua sportività: rivali durante i 90’ ma mai una parola scomposta nei confronti degli avversari. Mai un fallo. Ai suoi compagni di squadra che gli consigliavano più cattiveria e qualche scontro più duro, lui rispondeva sorridendo “non ci riesco”.

Altro segno peculiare e distintivo la sua “eccessiva” umiltà. Nel 1975, l’alba successiva ai festeggiamenti del suo primo scudetto vinto con la maglia della Juventus, è anche l’epilogo della sua prima notte in assoluto in discoteca, un mondo a lui sconosciuto. Sono le 6 e uscendo dal locale ancora in smoking incrocia il suo cammino con quello di un gruppo di operai che si sta recando al lavoro. Quell’immagine lo riporta al volto del padre, che ha faticato una vita per la famiglia. Troppa è la vergogna. Si sente fuori luogo. Torna a casa in fretta e non metterà più piede in una discoteca.

Meglio a casa, negli anni a seguire con sua moglie Mariella, la quale si ritrovava spesso a dover cucinare per gruppi di tifosi venuti da lontano, per lo più famiglie, a vedere gli allenamenti e invitati da Gaetano per un pasto caldo.

Leader di poche parole

Poche le occasioni in cui si ricorda un intervento sopra le righe di Gaetano Scirea. Si faceva sentire in spogliatoio con lo sguardo ed il sorriso. 

Famoso un episodio durante un Fiorentina-Juventus che serve a capire il suo carattere e la sua leadership: i calciatori delle due squadre cominciarono a spintonarsi dopo un brutto scontro a centrocampo. Gaetano con sguardo fulminante disse loro:

Vergognatevi, in tribuna ci sono le nostre mogli, i nostri figli e i tifosi che ci stanno guardando‘:

Gaetano Scirea a compagni ed avversari durante Fiorentina-Juventus

la rissa cessò all’istante. Giovanni Trapattoni aveva coniato per lui l’espressione

“Leader con il saio. Persino gli avversari gli vogliono bene.”

Giovanni Trapattoni, allenatore Juventus

Il suo silenzio diceva tutto: con Dino Zoff, che diverrà suo amico storico, si capivano alla perfezione, formando un connubio quasi impenetrabile che fece le fortune della Juventus.

Le origini e la promessa mantenuta

Nonostante i successi e la gloria, papà Stefano e mamma Giuditta resteranno fari anche quando è ormai un’icona del calcio nostrano. E proprio ricordando papà, i suoi sacrifici e la delusione provocatagli per l’abbandono precoce degli studi, Gaetano Scirea, una volta appesi gli scarpini al chiodo, manterrà una promessa fatta a se stesso ancora adolescente. Si iscrive all’Istituto Magistrale Regina Margherita di Torino e consegue il diploma di Maturità di Maestro, dando una profonda gioia ai suoi genitori, ignari del percorso intrapreso.

Significative le parole scritte alla sua Mariella a diploma ottenuto: 

Ho vinto tante coppe e tanti titoli, ma questo diploma è forse quello che mi rende più fiero

Lettera di Gaetano Scirea scritta alla moglie

Tutto questo a mostrare come quindici anni all’apice del successo in Italia, in Europa e nel Mondo, non abbiano minimamente intaccato la grandezza dell’uomo di Cernusco sul Naviglio.

Uomo ancor prima che Calciatore. Leggenda consegnata al mito.

Capitano Vero.

Ti penso, ti penso spesso.
Alzo lo sguardo al cielo attraverso il grigio delle nuvole
 e ti immagino sorridente e felice. 

A volte mi domando
perché è successo proprio a te,
ragazzo sincero, dov’è il nesso?”

Beh, guardando la faccia di San Pietro ho subito capito: 
mancava un Capitano Vero in Paradiso.

Ci hai lasciato orfani di sentimenti veri
fatti di lealtà, sincerità e correttezza.

Cause di cui tu ti sei battuto sempre con fermezza.

Te ne sei andato via lasciandoci come ricordo
la tua fotografia.

La certezza è che ci rivedremo,
 la gioia è che giocando ancora insieme vinceremo”

Ciccio Graziani

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