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Andrea Pirlo: La visione del Maestro. Ciò che lo ha reso unico
Andrea Pirlo: La visione del Maestro. Ciò che lo ha reso unico

Sports Legends

Andrea Pirlo: La visione del Maestro. Ciò che lo ha reso unico.

Andrea Pirlo: la visione, le gesta e i punti chiave che hanno fatto grande il “Maestro”, uno dei migliori calciatori degli ultimi vent’anni.

Il Calcio è universalmente riconosciuto come lo Sport più amato e praticato al mondo. Ad appassionare così intensamente i tifosi di ogni età sono le emozioni che esso riesce a trasmettere.

I suoi maggiori esponenti godono pertanto di un’aura di ammirazione, amore, riconoscenza che sono tanto maggiori e duraturi nel tempo, quanto grandi siano state le loro gesta, il loro carisma e nella maggior parte dei casi la loro grandezza umana.

Fra questi, per quanto concerne il nostro Paese negli ultimi decenni, gioca un ruolo di spicco lui, il Maestro: Andrea Pirlo. Analizziamo i punti chiave della sua unicità.

Amato da tutti

Ha indossato tutte e tre le maglie delle Big italiane (Inter, Milan e Juventus) scrivendone una parte di storia da protagonista in due casi su tre (nella sponda rossonera di Milano e sotto la Mole). Solo dieci calciatori vi sono riusciti, ma non tutti con tale successo. Inoltre, Andrea Pirlo rientra in quella ristretta cerchia di giocatori nostrani universalmente amati al di fuori di ogni maglia.  

Andrea Pirlo in Nazionale

Probabilmente perché ha legato la sua carriera indissolubilmente alla sua passione viscerale per la nostra Nazionale. Per gli appassionati di statistiche, ma anche per capirne l’impronta, Pirlo tutt’oggi è il recordman di presenze e reti con la selezione Under-21 che sono rispettivamente 37 come Francesco Berni e 15 al pari di Alberto Gilardino. Sempre con gli azzurrini è da ricordare, inoltre, l’Europeo di categoria vinto nel 2000. 

Nonostante tali cifre di sicuro importanti e significative, il suo nome è direttamente riconducibile alla maglia azzurra per il ruolo da protagonista al Mondiale 2006 con cui si è laureato Campione del Mondo. 

Suo infatti il gol di apertura nella manifestazione iridata contro il Ghana. Sempre suo l’assist no-look per il gol di Grosso al 118’ della semifinale contro la Germania che valse il biglietto per Berlino. Ancora lui in finale con la Francia, incaricato di batter il primo rigore, dove con la sua apparente calma glaciale trafisse la porta transalpina difesa da Fabien Barthez.

La grandezza di un uomo

Tutti ricordano quel gol. Tutti ricordano la sua espressione impassibile prima di calciare. Nel suo libro, “Penso quindi gioco” scritto con Alessandro Alciato nel 2013, Pirlo racconta però il suo pensiero e i suoi stati d’animo durante il lungo ed interminabile cammino che separa la linea di centrocampo dal dischetto di rigore: qui è ascrivibile la sua dimensione che supera il calciatore e ne fa un grande uomo:

“Ho sospirato. Un sospiro lungo, intenso. Quel respiro profondo era il mio, ma poteva essere dell’operaio che fatica ad arrivare alla fine del mese o dell’imprenditore ricchissimo e un po’ stronzo o dell’insegnante o dello studente o dei vecchi emigranti che in Germania non ci hanno lasciati soli o della sciura milanese o della puttana all’angolo della strada. Ero tutti loro.

Sembra incredibile, ma esattamente in quell’istante ho capito quanto fosse bello essere italiano, un privilegio senza prezzo. Non me l’hanno mai insegnato i discorsi vuoti dei politici né i libri su cui ho studiato storia. 

Mai avrei pensato che l’attimo prima di un rigore mi potesse aprire così tanto la mente, rendendomi partecipe di un fremito superiore, facendomi sentire l’ingranaggio neanche troppo grande di una macchina assolutamente imperfetta, zeppa di difetti, mal guidata, vecchiotta, eppure incredibilmente unica. L’Italia è un paese che ami proprio perché è così.

Andrea Pirlo, da “Penso quindi Gioco” 2013

Il senso di Appartenenza al Paese di Andrea Pirlo

Il senso di appartenenza di cui parlavamo all’inizio, quale valore tra i più alti del calcio, è lo stesso che Andrea Pirlo prova nei confronti della sua Nazione, della quale sente ogni onere ed onore. 

Potrebbe sembrare quasi scontato, banale, ma non in questo caso. Pirlo crede fermamente che al di la di quel gesto sportivo si riversano sogni di milioni di connazionali. Voglia di rivalsa, di gloria, di semplice felicità che possa oscurare o semplicemente alleggerire per un breve momento pensieri di vita più importanti. Ne sente il peso sin da quando da ragazzino vestiva la maglia azzurra con tanta voglia e passione disegnando traiettorie e inventando calcio.

La fantasia di Andrea Pirlo

Questo il secondo punto fondamentale che ci permette di capire la grandezza di Pirlo: la sua fantasia, l’estro, la velocità di pensiero che gli permettono di vedere oltre le normali traiettorie di gioco creando varchi pressoché invisibili ai più e siglando reti dalla bellezza sopraffina. 

Potremmo prendere ad esempio centinaia di situazioni o momenti della sua carriera che possano spiegare perfettamente tale concetto, ma ne vorrei citare tre. Punti di snodo che danno chiara visione della sua unicità di gioco

# 1 – Velocità di pensiero

Partiamo da un altro rigore, sempre in Nazionale, ancora tanto discusso: il cucchiaio con cui supera Joe Hart nella semifinale degli Europei 2012 vinta ai danni dell’Inghilterra. Ne parla ancora Andrea Pirlo nel suo libro: 

Quel rigore serve anche a definirmi. Come al solito nessuno ci crede, però io mi sento più il Pirlo del pallone calciato centrale al Mondiale del 2006 che il Pirlo geniale del cucchiaio agli Europei del 2012 contro l’Inghilterra.

Anche se poi il fine era lo stesso in entrambi i casi: scegliere la soluzione migliore per ridurre al minimo la possibilità di errore. Per capirci: non ho fatto come Francesco Totti che, agli Europei del 2000 contro l’Olanda disse la mitica frase: “Mo je faccio er cucchiaio”. 

Io ho deciso all’ultimo, e cioè quando ho visto il portiere inglese Hart fare un sacco di sceneggiate sulla linea di porta. Ho preso la rincorsa e ancora non avevo ben chiaro come mi sarei comportato, lui si è mosso e quello è stato il momento della decisione. 

Estemporanea, non premeditata, mi è sembrata l’unica via utile per assicurarmi una percentuale di riuscita molto vicina al cento per cento. 

Zero esibizionismo, non fa parte di me. In quel gesto tanti presunti esperti hanno voluto leggere significati nascosti, voglie recondite di rivincita. I miei compagni stessi erano stupiti, io no. Sapevo perché l’avevo fatto. E per quante persone.”

Andrea Pirlo, da “Penso quindi Gioco” 2013

In questo spezzone c’è la persona che abbiamo raccontato: l’Andrea Pirlo uomo, lucido, consapevole, pieno di responsabilità

Al tempo stesso esce fuori la visione perfetta del suo estro: una velocità di analisi fuori dal comune che gli permette di scegliere in un lampo di secondo la scelta migliore, che quasi mai corrisponde con la più semplice. 

# 2 – La Maledetta

Il secondo momento chiave che serve per capire ciò che è stato Pirlo nel calcio ci riporta indietro nel tempo: è il 29 Ottobre 2005. A San Siro va di scena Milan – Juventus e tra le file dei rossoneri, con l’inconfondibile maglia numero 21, scende in campo Andrea Pirlo. 

Perché importante tale data? In questa partita nacque la “Maledetta” (copyright Fabio Caressa, Sky): punizione che diverrà il biglietto da visita di Pirlo. 

Caratteristica peculiare di tale calcio piazzato è l’imprevedibilità della traiettoria, che cambiava sempre sul finale finendo per disorientare puntualmente i portieri, vittime di pessime figure. Modello a cui si è ispirato, come lui stesso racconterà in seguito, è il brasiliano Juninho Pernambucano, specialista delle punizioni tra le fila dell’Olympique Lione. 

Addirittura, nel 2014 il prestigioso Massachusetts Institute of Technology ha cercato di carpirne il principio fisico. La risposta è in nel fenomeno della fluidodinamica scoperto nel XIX secolo da Gustav Magnus: è l’effetto che provoca la variazione della traiettoria di un corpo rotante immerso in fluido in movimento, che nel caso del calcio è l’aria. Il punto esatto in cui Pirlo calcia la palla, la forza e il movimento del tiro, determinano un mix micidiale per ogni portiere, che non può far altro che raccogliere la palla in fondo alla rete. A fine carriera saranno 28 gol su punizione in Serie A, record al pari di Sinisa Mihajlovic.

# 3 – Le traiettorie perfette dei suoi lanci

Il terzo momento della carriera di Andrea Pirlo che attenzioniamo, lasciato volutamente alla fine, ci permette di definire totalmente la grandezza del giocatore. È l’1 Aprile 2001 e al Comunale di Torino va in scena Juventus – Brescia. Finirà 1-1 con i bianconeri che vedranno allontanare il sogno Scudetto. 

Minuto 84’: i bianconeri stanno vincendo di misura grazie ad un Eurogol di Zambrotta. La partita sembra indirizzata ormai, quando un giovane 22enne con la maglia numero 5, un certo Andrea Pirlo, dalla linea di centrocampo fa partire un lancio che attraversa tutto il campo, disegnando una linea quasi perfetta che andrà a cadere sul piede magico di Roberto Baggio che, con uno stop a seguire al volo, sorprenderà la difesa juventina, portiere compreso, per ritrovarsi davanti la porta e siglare quello che egli stesso ha definito il gol più bello della sua carriera.

In questa azione dunque una sorta di consecutio temporum tra l’estro, la fantasia di uno dei più grandi numeri dieci della storia del calcio ed il giovane Andrea Pirlo che della fantasia e delle grandi giocate segnerà interamente la sua carriera. Proprio da quella posizione, dovuta all’intuizione di Carletto Mazzone e ripresa solo successivamente negli anni dall’altro Carletto, Ancelotti, Pirlo costruirà la sua carriera.

Spostando il suo baricentro di azione davanti la difesa, lui che aveva sempre giocato trequartista o seconda punta, disegnerà infatti assist che lo consegneranno alla storia come il Maestro del calcio consegnandoli una carriera di successi.

L’ impronta nel calcio di Andrea Pirlo

Peculiari diverranno, infatti la sua regia lucida, l’intelligenza tattica, il tocco di palla morbido e vellutato, l’eleganza nei movimenti e nei lanci, con quella leggiadria e leggerezza tipica di chi ha una tecnica di base ben al di sopra della media. Tutte queste caratteristiche, hanno fatto di Andrea Pirlo uno di quei calciatori che il calcio non potrà mai dimenticare. Di seguito le citazioni più significative su di lui:

“È fantastico. Ha una visione di gioco superiore, e con un colpo mette la palla dove vuole. Il calcio si gioca con la testa. Se non hai la testa, le gambe da sole non bastano”

Johan Cruiff, giocatore e allenatore di Ajax e Barcellona su tutte

“Quando l’ho visto giocare ho pensato: ‘Dio c’è’, perché è veramente imbarazzante la sua bravura calcistica” – Gigi Buffon.

Gianluigi Buffon, portiere della Juve e della Nazionale italiana

“Quando guardo giocare Pirlo e lo vedo con il pallone tra i piedi, mi chiedo se io posso essere davvero considerato un calciatore”

Gennaro Gattuso, compagno di reparto di Pirlo al Milan e in Nazionale.

Pirlo è un leader silenzioso. Parla con i piedi”

Marcello Lippi, allenatore di Pirlo in Nazionale e per un breve periodo all’Inter

Una Carriera di successi

Carriera distinta da grandi palcoscenici e importanti trofei nazionali ed internazionali. Su tutti, 6 scudetti (2 col Milan, 4 con la Juventus), 2 Champions League, 2 Supercoppe Europee, 1 Mondiale per Club con il Milan.

A queste vanno aggiunte le innumerevoli occasioni di mercato svanite per pochissimo, che avrebbero potuto vedere Andrea Pirlo con le maglie di Real Madrid, Chelsea e Barcellona su tutte. Proprio il Barcellona cosi tante volte utilizzato durante le sfide alla Playstation, insieme all’amico fraterno di sempre Sandrino Nesta, di cui i due sono fedeli appassionati.

La Nuova sfida di Andrea Pirlo

Adesso, appesi da tre anni gli scarpini al chiodo, si appresta ad iniziare una nuova carriera, ovvero quella dell’allenatore. Proprio lui che fino a qualche anno fa diceva di se: 

“Non punterei nemmeno un centesimo su un mio futuro da allenatore. È un lavoro che non mi entusiasma, prevede troppi pensieri e uno stile di vita esageratamente simile a quello dei calciatori. Ho già dato”

Era il lontano 2013. Troppo lontano. Ancora immerso nella mentalità del giocatore. La verità però risiedeva dentro da sempre. Chi come lui è un predestinato, non può star lontano dal campo di gioco.

Proprio li dove per anni ha incantato le platee; dove tutti lo hanno riconosciuto e definito all’unisono come Maestro. Proprio li dove il Maestro ha deciso oggi di fare un ulteriore passo in avanti, salendo di ruolo.

Diventa a tal proposito interessante una diretta social, andata in onda durante il periodo di lockdown, con l’amico ed ex compagno Fabio Cannavaro, che allena con successo in Cina. Discutendo di moduli, il Maestro diceva:

“Di base sarei per il 4-3-3 tutti avanti e via. Vorrei un grande possesso palla. Chiaramente però tutto dipende dalla rosa. Magari ti accorgi che i giocatori che pensavi fossero in un modo, invece sono in un altro. A quel punto ti devi adattare. Se ti imponi, perdi tempo e loro non rendono quanto dovrebbero”. 

Andrea Pirlo durante una diretta social con Fabio Cannavaro, 2020

Andrea Agnelli, in un periodo di rivoluzione in casa Juventus, ha creduto in lui, nel suo credo. Alla Juventus, suo ultimo grande Club europeo, inizia così la sua più grande sfida: il passaggio da Maestro a Professore, con la consapevolezza di un uomo che ha sempre visto sempre oltre, ad una velocità fuori dal comune.

Andrea Pirlo: La visione del Maestro. Ciò che lo ha reso unico
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