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Alphonso Davies: Un predestinato dal campo profughi al tetto d’Europa - Calcio Totale - Dalvin.it
Alphonso Davies: Un predestinato dal campo profughi al tetto d’Europa - Calcio Totale - Dalvin.it

Sports Legends

Alphonso Davies: Un predestinato dal campo profughi al tetto d’Europa

Alphonso Davies: l’incredibile storia del miglior terzino del momento. Dal campo profughi al tetto d’Europa, passando per il Canada.

Alphonso Davies - Un Predestinato dal campo profughi al Tetto d'Europa
Alphonso Davies – Un Predestinato dal campo profughi al Tetto d’Europa

Domenica 23 agosto 2020. Allo Stadio da Luz di Lisbona, in Portogallo, è andata in scena la finale di Champions League fra Psg Bayern Monaco. I tedeschi, con un goal di Kingsley Junior Coman al 59’, si aggiudicano la partita e con essa la coppa più ambita del vecchio continente. Sono infatti Campioni d’Europa per la sesta volta nella loro storia

Per Alphonso Davies, terzino dei bavaresi, l’apice di un sogno che ha origini lontane. Una storia che ha attraversato tre continenti e che si porta dietro una valigia con dentro sogni, paure, speranze, coraggio e tanto talento. Le sue prime parole da campione: 

Sto bene, è una sensazione incredibile. Ho vinto la Champions, non l’avrei sognato neanche da bambino. All’inizio è stata dura, ma la cosa importante è come finisci, non come inizi

Alphonso Davies, Bayern Monaco, dichiarazioni post finale Champions League

Per capire davvero la straordinarietà e la potenza emotiva delle sue parole e della sua storia, dobbiamo fare un salto indietro nel tempo di circa venti anni.

La guerra civile in Liberia e il campo Profughi in Ghana

Debeah e Victoria Davies, genitori del terzino del Bayern, hanno raccontato di recente la loro storia. Liberiani, ancora giovanissimi, hanno dovuto lasciare il loro paese di origine a causa dello scoppio della seconda guerra civile in Liberia del 1999. Di quel periodo ricordano:

“Vivere in Liberia, allo scoppio della guerra, era diventato praticamente impossibile. Il nostro paese natale di colpo era diventato pericoloso per noi e i nostri cari: per procurare del cibo, ogni giorno, dovevi camminare tra cadaveri sparsi ovunque.”

Victoria Davies, mamma di Alphonso

“Per sopravvivere dovevi muoverti sempre con un’arma in mano. Le opzioni che ogni liberiano aveva erano due: rimanere, combattendo ogni giorno per restare in vita, o fuggire. Per noi, la scelta era una sola. Usare armi ogni giorno, mettendo a rischio la vita nostra e degli altri, non era ciò che ci interessava. Fu cosi che decidemmo di scappare e metterci in salvo.”

Debeah Davies, padre di Alphonso

Cosi è iniziato il lungo viaggio dei Davies, in Africa occidentale. Centinaia di chilometri, in fuga, prima di giungere a Buduburam, campo profughi in Ghana, 44 km a ovest della capitale Accra, gestito dall’UNHCR (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati).

Vivere in un campo profughi sarà “come essere chiusi in un container senza possibilità di uscita” ma per Debeah e Victoria vorrà dire innanzitutto sopravvivenza.

È qui che il 2 Novembre del 2000 nascerà il loro primo genito, Alphonso.

La nuova vita in Canada di Alphonso Davies e della sua famiglia

All’età di cinque anni, per il piccolo Phonzie e la sua famiglia arriva l’occasione d’oro: la possibilità di emigrare in Canada attraverso un programma di reinserimento sociale per famiglie rifugiate politicamente nei campi profughi. 

Un mondo nuovo, quasi un salto nel buio come cultura, ma la concreta chance di dare un futuro migliore alla loro famiglia. Avviate le procedure burocratiche, fra domanda e successivi colloqui, i Davies strappano il pass per il Canada. 

Attraversano così l’Oceano Atlantico con destinazione Windsor, Ontario. Un anno dopo il trasferimento nella città di Edmonton, in Alberta, dove la famiglia si allargherà con l’arrivo di altri due bambini. Ma soprattutto sarà qui che la vita di Alphonso Davies comincerà a prendere una piega nuova e decisa.

I primi passi nel calcio di Alphonso Davies 

Mentre i suoi genitori svolgevano diversi lavori per mantenere la famiglia, Alphonso si divide fra la scuola, ovvero la cattolica Madre Teresa, il compito di babysitter dei suoi due fratelli minori e i suoi primi passi nel calcio

La prima persona ad accorgersi di lui fu la sua insegnante di scuola e allenatrice Melissa Guzzo:

“In lui era evidente un talento naturale. Aveva un dono. Lo si vedeva portato per ogni sport praticato a scuola, ma nel calcio era qualcosa di impressionante.

Melissa Guzzo, insegnante di Alphonso

La Guzzo sarà fondamentale nel percorso di crescita del piccolo Phonzie. Tramite Tim Adams lo fa inserire in un programma di calcio che garantiva tutte le spese necessarie per gli allenamenti (trasporto, completino, retta), il Free Footie. Ciò che colpirà del giovane Davies saranno la sua velocità, nettamente al di fuori dal normale, e la sua propensione al lavoro e alla concentrazione

La St. Nicholas Soccer Academy e I Whitecaps di Vancouver

Su invito di Adams, l’allenatore dell’Accademia San Nicholas di Edmonton, Marco Bossio visiona il giovane Alphonso Davies rimanendo stupefatto:

“Non avevo mai visto un ragazzo cosi giovane abbinare giocate di notevole difficoltà ad una velocità strabiliante. Ciò che colpisce soprattutto è la sua mentalità che sembra di un ragazzo molto più grande della sua età.” 

Marco Bossio, coach St. Nicholas Soccer Academy

A otto anni, il piccolo Alphonso inizia il suo percorso calcistico e a comincia a vedere, crescendo, nel calcio una reale possibilità di carriera. Gioca per entrambe le compagini di Edmonton: gli Internationals e gli Strikers mostrando doti al di sopra della media e bruciando anno dopo anno quelle che sono le normali tappe.

Nell’estate del 2015, ancora quattordicenne, viene ingaggiato dai Whitecaps di Vancouver, a piu di 1000 km da casa, che lo inseriscono nel programma giovanile della loro squadra. I progressi e i lampi di genio del giovane attaccante (ala esterna), portano la squadra canadese a fargli sottoscrivere il primo contratto da professionista all’età di 15 anni e 3 mesi (record), facendolo debuttare, dapprima in ULS (la seconda serie americana di calcio) e successivamente in MLS, a seguito della promozione, a 15 anni, 8 mesi e 15 giorni, record nella storia della lega. Con il club nordamericano Davies giocherà in tutto 92 partite realizzando 14 gol.

La chiamata della Nazionale

Un exploit così importante non poteva certo passare inosservato. L’anno dopo infatti, il 14 giugno del 2017, esattamente una settimana dopo aver ottenuto la cittadinanza canadese, per Alphonso Davies si aprono le porte della Nazionale con la prima convocazione, in occasione della partita contro Curaçao. 

Alla seconda partita arriva una doppietta, contro la Guyana Francese che fa di lui il più giovane marcatore della storia della nazionale nonché più giovane marcatore della Gold Cup nonché primo giocatore nato nel 21° secolo a segnare in un grande torneo internazionale. Dopo tale traguardo, nel dopo gara, dirà emozionato ai microfoni: 

“È stato un grande momento per la famiglia. Sono contento di averlo capito e di averne consapevolezza. Significherà molto per me rappresentare il paese in cui ho vissuto per la maggior parte della mia vita e che ha segnato una svolta per la mia famiglia.”

Alphonso Davies, dopo la prima doppietta in Nazionale

Il ct della Nazionale canadese John Herdman dirà in conferenza:

Alphonso Davies rappresenta ciò che tutti i nostri giocatori possono aspirare a diventare. Sottolinea cos’è il Canada. È un Paese che accoglie ed accetta tutti”.

John Herdman, ct Canada

Alphonso Davies e l’approdo in Europa, al Bayern Monaco

L’estate 2018 segna il momento della svolta definitiva nella carriera di Alphonso Davies. Il Bayern Monaco si trova negli Usa per la classica tournée estiva. Il ds Hasan Salihamidzic, tra una partita e l’altra, trova il tempo per andare sino in Canada e acquistare la giovane ala di cui si parla un gran bene: 

“Abbiamo acquistato Davies perché in lui vedevamo uno dei migliori giocatori della sua generazione. I tifosi aspettano un giovane come lui, come presenza fisica, intensità e tecnica”.

Hasan Salihamidzic, ds Bayern Monaco

Costo dell’operazione: 10 milioni di euro più altri 8 di bonus: record per un giocatore della Mls. Lasciato in Canada sino al compimento della maggiore età, Alphonso Davies si trasferirà in Germania nel gennaio 2019. 

I primi mesi serviranno da ambientamento: l’esordio è arrivato il 27 gennaio quando il tecnico Niko Kovac lo ha gettato nella mischia contro lo Stoccarda (gara vinta dal Bayern 4-1). Dopo cinque scampoli di partita, appena 56 minuti, l’attaccante con il gol al Mainz entrerà nella storia del club. Il 17 Marzo, nella roboante vittoria contro il Mainz (6-0), siglerà il suo primo gol che ne farà, a soli 18 anni, 4 mesi e 15 giorni, il più giovane goleador della squadra degli ultimi vent’anni.

La svolta tattica di Alphonso Davies

Nella stagione appena conclusa è avvenuta la consacrazione assoluta del giovane canadese, grazie ad un’intuizione di Kovac prima e alla fiducia di Flick dopo. 

Kovac si convince che può essere una buona idea l’arretramento dell’attaccante, sempre sulla fascia, ma nella linea difensiva. Da terzino, pronto a correre lungo tutta la fascia e servire con i suoi cross gli attaccanti, Davies inanellerà prestazioni superlative

Il 28 settembre, contro il Paderborn, lo prova lanciandolo a inizio ripresa al posto di Lucas Hernandez, acquistato in estate per 80 milioni e titolare della corsia, in alternanza con David Alaba. 

L’infortunio del francese, costretto a saltare oltre tre mesi di stop ha portato a una decisione divenuta definitiva. Il 26 ottobre la prima partita da titolare, in casa contro l’Union Berlino: il canadese a sinistra e il senatore Alaba spostato al centro. Da qui in poi saranno oltre 40 partite, 3 gol e 10 assist fra campionato e coppa.

Caratteristica peculiare, che ne farà un titolare indiscusso nel suo nuovo ruolo, sarà ancora una volta la sua incredibile velocità: arriverà a superare i 36 km/h nella partita contro il Dortmund, in un recupero lampo di 25 m contro un altro predestinato, Erling Haaland. 

Manifesto di Alphonso Davies 

Di tutte le partite giocate in stagione, fra Bundesliga, Coppe e Champions League, ce n’è una in particolare che spiega alla perfezione le caratteristiche tecnico tattiche di Alphonso Davies: i quarti di finale di Champions contro il Barcellona. 

Con l’emozione di chi si ritrova a marcare il proprio idolo, Lionel Messi, Alphonso darà luce al proprio Manifesto di calcio.

Azione straripante al 60’: Davies partendo da centrocampo ha bruciato con uno scatto fulminio nell’ordine proprio Leo Messi, Arturo Vidal che aveva provato ad entrare in scivolata ma è stato superato con un preciso dribbling e Nelson Semedo. Quest’ultimo con una semplicità disarmante, fra accelerazioni, corsa, dribbling e ancora corsa per poi arrivare in area di rigore, dopo aver percorso 50 m e servire con freddezza e lucidità il compagno Kimmich, libero a centro area e pronto a siglare il quinto gol.

Proprio dopo la partita, la sua insegnante Melissa Guzzo dirà:

“Non si può spiegare l’emozione nel vedere Alphonso giocare contro il suo idolo Messi, osannato da lui e i suoi compagni di classe dieci anni fa dopo la scuola. Ritrovarlo oggi li ad avere la meglio sul campione argentino, per me che ho avuto l’onore di vederlo, così piccolo, nei suoi primi passi col pallone mi regala una gioia incontenibile”.

Emozioni incontenibili per la maestra Guzzo, i genitori Debeah e Victoria scappati dalla Liberia, la sorella ed il fratello cresciuti da Alphonso, gli amici d’infanzia canadesi ed ogni sportivo che si avvicina alla sua storia, cosi incredibile ma straordinariamente vera e bella.

Esempio di rivincita, di vittoria e di come dietro ad un pallone si possano nascondere storie molto più grandi di noi.

Proprio queste storie e le emozioni che si portano, rendono il calcio uno sport meraviglioso.

Alphonso Davies: Un predestinato dal campo profughi al tetto d’Europa

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